Nell’inchiesta belga “Huaweigate” per cui la commissione Affari Giudiziari (Juri) ha votato a favore della revoca dell’immunità per il capodelegazione di Forza Italia-Ppe Fulvio Martusciello, gli inquirenti stanno cercando di capire se ci siano collegamenti con un’altra indagine meno recente e che, il 9 dicembre del 2022, portò all’arresto della vicepresidente Eva Kaili, del suo compagno Francesco Giorgi e dell’ex eurodeputato Antonio Panzeri e che travolse anche l’europarlamentare Andrea Cozzolino «per il quale – ricorda uno dei suoi difensori di fiducia, l’avvocato Federico Conte – fu evitata l’esecuzione delle misure cautelari in Belgio grazie alla riforma del Mae (il mandato di arresto europeo; ndr) ottenuto dalla difesa davanti alla Corte d’Appello di Napoli»
Avvocato, a che punto è il processo sul Qatargate?
«Siamo ancora nella fase delle investigazioni preliminari e, per quanto riguarda la posizione di Cozzolino, siamo in attesa dell’archiviazione».
Quindi non c’è stato ancora alcun rinvio a giudizio?
«No, e questo è indicativo».
Indicativo di cosa?
«Del fatto che durante le investigazioni abbiamo dimostrato l’estraneità di Cozzolino rispetto ai fatti contestati. Del resto nei suoi confronti non vi sono prove dirette o indirette, se non la dichiarazione di Panzeri, quando ha iniziato la collaborazione, che però non ha trovato nessun riscontro esterno».
Come è possibile che dopo quattro anni, non si è arrivati ancora alla fase dibattimentale? Anche la giustizia belga è lenta come quella italiana?
«In Belgio vige il processo istruttorio, la giustizia è amministrata in nome del Re: un sistema che noi abbiamo abbandonato con il codice accusatorio di Giuliano Vassalli. Tra i due sistemi ci sono profonde differenze, soprattutto in termini di garanzie. La posizione di Cozzolino in Italia sarebbe stata già da tempo archiviata».
Sarà per questo che in Belgio le misure cautelari sono state applicate così velocemente?
«Nel loro ordinamento la custodia cautelare è concepita come suno strumento investigativo che predispone alla confessione del reato. Mentre in Italia, la Procura è tenuta a chiedere alla Giunta per le autorizzazioni l’ok per eseguire qualsiasi tipo di misura – dalle intercettazioni, alle perquisizioni, fino all’arresto – e deve indicare il motivo per cui lo richiede, i pm in Europa possono chiedere la revoca dell’immunità senza precisare che attività andranno svolgere».
Quindi la commissione Affari Giudiziari (Juri) non funge da filtro come la Giunta per le autorizzazioni italiana?
«Ho fatto parte della giunta delle autorizzazioni a procedere delle Camera e le assicuro che lo scrutinio del fumus indiziario in Italia è molto più attento e puntuale che in Europa, anche perché la magistratura deve indicare quale atto intende adottare, mentre la Juri revoca in toto l’immunità e, da quel momento in poi, il procuratore può svolgere qualsiasi attività liberamente a carico dell’indagato».
Perciò come difensori avete sollevato varie questioni preliminari?
«Sì, sia sull’uso delle intercettazioni da parte dei servizi segreti belgi che sulla violazione delle guarantigie parlamentari».
Crede che la recente inchiesta che ha coinvolto il capodelegazione di Forza Italia-Ppe, Fulvio Martusciello, abbia qualche punto in comune con il Qatargate?
«Non posso rispondere perché non conosco gli atti».

