Armando Zambrano sta studiando «una soluzione» al grande enigma dello sbocco delle gallerie di Porta Ovest su via Cernicchiara e al rischio (reale) di un congestionamento ulteriore del traffico sul Viadotto Gatto.
Vincenzo De Luca invece tuona da un mese contro l’ex consiglio comunale di Salerno colpevole di non aver approvato la variante urbanistica per completare al più presto l’opera, anche perché ha già annunciato di abbellire «l’ingresso monumentale della città» rivestendo di ceramiche i piloni del viadotto e illuminando il costone roccioso con dei led ad effetto.
Franco Massimo Lanocita, da sempre contrario all’ampliamento del porto commerciale, è impegnato anche nella battaglia contro il progetto del porticciolo di Pastena e si prepara a quella tanto nuova quanto vecchia dell’allargamento di un terzo porto – sempre caro all’ex sindaco-governatore – che da piazza della Concordia dovrebbe arrivare fino alla foce del fiume Irno.
A Gherardo Maria Marenghi, le grandi opere non interessano – «salvo che non siano utili ai cittadini» – perché ritiene che il futuro sindaco di Salerno non debba essere un architetto ma un «sindaco urbano» capace cioè di intercettare e soddisfare le reali esigenze dei salernitani, che per il meloniano sarebbero l’introduzione di nuove esperienze educative nella scuola, la consulta della cultura e il comitato promotore degli eventi estivi. E sullo stadio comunque non transige: deve essere di proprietà delle società di calcio che devono investire con il supporto amministrativo del Comune.
Le probabilità che Iervolino, impegnato in tutti i modi a disfarsi della Salernitana, voglia sobbarcarsi anche il peso economico di uno stadio sono basse. Ma, se cambiasse idea, dove andrebbe a finire la “Montecarlo del Sud” annunciata da De Luca per il suo megaprogetto del grande Polo sportivo che comprenderà il nuovo stadio Arechi, il Palazzetto dello Sport (di cui si sente parlare da anni senza aver mai visto una solo pietra di inizio lavori) e il nuovo Campo Volpe?
E che dire poi dei finanziamenti regionali per il restyling dell’Arechi? De Luca dice di averli stanziati, ma poi il consigliere regionale azzurro Roberto Celano scopre che non sono mai stati erogati e che la giunta Fico non ha un centesimo da investire nella struttura sportiva. Si prospettano duri scontri tra Salerno e Napoli.
Meglio allora volare più basso per affrontare una campagna elettorale che è entrata nel vivo ma senza troppo entusiasmo. «Normalizzare la città» è lo slogan di Alessandro Turchi che guarda a piste ciclabili, bike sharing e parcheggi interrati lontani dal mare (altrimenti avrebbero lo stesso destino del progetto di piazza Cavour: cancellato dopo aver speso migliaia e migliaia di euro).
Riorganizzare gli uffici amministrativi ed installare pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici di Salerno è il vecchio mantra grillino rispolverato da Alessandra Barone, che va bene per tutte le stagioni.
«Un programma di rottura» quello promesso da Antonio Pio De Felice, che guarda alla manutenzione delle case popolari e all’edilizia pubblica di qualità.
Ma se da anni non si riesce a completare la pavimentazione di corso Vittorio Emanuele come si fa a ristrutturare le case comunali? Il lungomare, a parte il prolungamento fino a piazza della Libertà, è stato dimenticato da almeno venti anni e il centro storico ha sviluppato anticorpi contro cumuli di rifiuti e odori nauseabondi. Ci penserà Mimmo Ventura a curarlo?

