Esteri

Trump deluso dagli alleati minaccia di uscire dalla Nato

È un attacco frontale quello lanciato ad Trump agli alleati della Nato – definita «una tigre di carta» -, con tanto di minaccia di un possibile abbandono dell’alleanza da parte statunitense. Sempre più sotto pressione a causa dei costi economici del conflitto – la spinta inflazionistica inizia a farsi sentire anche negli Stati Uniti – […]

Cessate il fuoco in Medio Oriente, ora ci provano Cina e Pakistan

Dopo il fallimento del piano in quindici punti elaborato dall’amministrazione Trump e respinto al mittente dalla Repubblica Islamica, sono ora Cina e Pakistan a tentare una mediazione che ponga fine al conflitto che da oltre un mese infuria in Medio Oriente, con pesanti ricadute sull’economia globale.La proposta sino-pachistana si articola su cinque punti, dando vita

Trump: «Accordo di pace ormai vicino». Teheran smentisce

Se la guerra non fa registrare sostanziali novità sul campo di battaglia, anche la dilomazia si muove secondo un copione che va in scena, ormai, da almeno una decina di giorni: Trump continua ad oscillare nelle sue dichiarazioni pubbliche tra ultimatum in cui promette la distruzione totale dell’Iran e annunci di accordi di pace ormai

Missili yemeniti su Israele: il conflitto si allarga ancora

° Il conflitto innescato dall’attacco statunitense ed iraniano continua ad espandersi, a dispetto degli annunci del presidente Trump, secondo cui le trattative in corso – smentite da Teheran – lasciano intravedere a breve la fine della guerra.Nella giornata di ieri un nuovo contendente è sceso in campo: dopo aver a lungo minacciato di affiancare l’Iran,

Israele vuole occupare il Libano meridionale

Dopo quarantaquattro anni la storia si ripete: Israele ha annunciato l’intenzione di occupare il Libano meridionale per creare una “zona cuscinetto difensiva” fino al fiume Litani. Del resto la distruzione dei ponti lungo il corso d’acqua che separa le regioni meridionali dal resto del Paese dei Cedri era un’indicazione abbastanza chiara di quali fossero le intenzioni

Dialogo tra Washington e Teheran?

Gli attacchi contro il sistema energetico iraniani sono stati rinviati di cinque giorni: la scadenza dell’ultimatum lanciato da Donald Trump per ottenere la riapertura dello stretto di Hormuz viene rinviata dallo stesso inquilino della Casa Bianca che, nel corso di un colloqio con i giornalisti, afferma che sono in corso trattative promettenti per arrivare alla fine

La guerra accelera: colpito il giacimento di gas di Pars

Continua a crescere d’intensità il conflitto nel Golfo Persico: dopo la fallimentare strategia degli omicidi mirati dei vertici politico-militari iraniani – rivelatasi incapace di minare le fondamenta della Repubblica Islamica – nella giornata di ieri l’aviazione israeliana ha colpito il giacimento di gas di Pars, una delle principali infrastrutture energetiche del Paese. L’agenzia di stampa

Trump chiede navi agli alleati, i “no” di Londra, Berlino e Roma

Alla fine a restare con il cerino acceso in mano è stato Donald Trump. E avere una fiamma accesa quando si ha a che fare con gas e petrolio non è mai una cosa buona.Fuor di metafora, i “no, grazie” incassati ieri dall’inquilino della Casa Bianca sono numerosi e politicamente pesanti. Ma andiamo con ordine:

Sospese le sanzioni alla Russia, scontro tra Washington e la Ue

Ricorso alle scorte strategiche e ammorbidimento delle sanzioni imposte al commercio di petrolio russo: l’amministrazione Trump tenta di reagire alla crisi petrolifera innescata dall’attacco congiunto con Israele contro l’Iran, ma le mosse della Casa Bianca non sono sufficienti a tranquillizzare i mercati: ieri il prezzo del petrolio ha continuano la sua corsa verso l’alto con

Khamenei: «La guerra continua, vendicheremo i nostri martiri»

«Non trascureremo di vendicare il sangue dei vostri martiri»: l’Iran continuerà a combattere. Il primo messaggio pubblico della nuova guida suprema della Repubblica Islamica, Mojtaba Khamenei, è un vero e proprio guanto di sfida utilizzato per schiaffeggiare Donald Trump.Ovvero chi – fidando più nel mero peso dell’apparato bellico statunitense che sulle valutazioni formite dai militari

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