Sconto sul diesel prorogato al 5 settembre, scintille nella maggioranza sugli extraprofitti
ROMA — La stagione estiva 2026 si chiude con un conto salatissimo per gli automobilisti italiani. Secondo le stime dell’Ufficio economico di Confesercenti, tra luglio e agosto le famiglie hanno speso fino a 1,8 miliardi di euro in più per i rifornimenti rispetto allo stesso periodo del 2025. Un aggravio che ha inciso sulla mobilità e sui consumi turistici proprio nei mesi centrali delle vacanze. La fotografia dei prezzi è impietosa: un anno fa la benzina viaggiava intorno a 1,70 euro al litro , il gasolio a 1,63. Ad agosto 2026, invece, la media ha superato la soglia dei 2 euro , con l’ultima rilevazione Mimit del 23 agosto che indica 2,010 euro al litro per la benzina e 2,130 per il diesel in modalità self sulla rete stradale. Tradotto in un pieno da 50 litri: +14 euro per un’auto a benzina, oltre +20 euro
per una diesel. L’accelerazione è arrivata in poche settimane. Dal 4 luglio , con la scadenza del precedente intervento sulle accise, i prezzi alla pompa hanno ripreso a correre mentre la rottura della tregua tra Iran e Stati Uniti riportava lo Stretto di Hormuz al centro delle tensioni sul greggio. Da allora: benzina +10,8%,
gasolio +12,4%. Il solo effetto di questa risalita vale circa 780 milioni di euro nei due mesi. Senza l’intervento pubblico, il conto sarebbe stato ancora più pesante. A luglio e agosto il taglio delle accise ha ridotto la spesa di circa 300 milioni di euro , un beneficio concentrato soprattutto sul gasolio. Per buona parte di luglio la riduzione non era operativa e, quando è stata reintrodotta dal 28 luglio , ha riguardato solo il diesel con uno sconto di 17 centesimi al litro . Senza il provvedimento, un pieno da 50 litri sarebbe costato circa 8,50 euro in più . La benzina, invece, non è mai rientrata nel perimetro dell’intervento. Con settembre alle porte — mese che attende almeno 15 milioni di turisti — una proroga del taglio appare decisiva per evitare ulteriori ricadute su mobilità e consumi. Il presidente Nico Gronchi
lancia un monito: «Il caro carburanti non può più essere affrontato con provvedimenti di breve durata e a efficacia limitata. Il protrarsi delle tensioni internazionali non può essere escluso. I livelli raggiunti oggi alla pompa rischiano di penalizzare la stagione turistica di settembre e di trasferirsi sull’intera economia, alimentando nuove pressioni inflazionistiche». Per Gronchi serve un cambio di passo: «Occorre un intervento mirato e strutturale sulla fiscalità di carburanti ed energia, capace di attenuare gli shock e di evitare che i rincari si propaghino a catena su imprese, famiglie e consumi».
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sui carburanti, confermando la proroga fino al 5 settembre del taglio delle accise sul gasolio. Una misura dal costo stimato di circa 130 milioni di euro, pensata per contenere l’impatto dei rincari in un momento di forte tensione sui prezzi alla pompa. Dopo questa scadenza, secondo quanto trapela, il governo sarebbe pronto a varare interventi selettivi basati sul reddito, così da concentrare gli aiuti sulle fasce più esposte. La proroga non spegne però il confronto interno alla maggioranza. A riaccendere il dibattito è l’ipotesi di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere, proposta che trova la netta opposizione di Antonio Tajani. «Sa di Unione Sovietica», ha affermato il leader di Forza Italia, bocciando senza mezzi termini l’idea di un prelievo straordinario sul settore energetico. Immediata la replica del leghista Claudio Borghi, che ha ribaltato la prospettiva: «Purché a pagare non siano i cittadini». E ancora: «Le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni». Un botta e risposta che fotografa le tensioni tra FI e Lega su uno dei dossier più sensibili dell’estate, mentre il governo prova a tenere insieme esigenze di bilancio, tutela dei consumatori e stabilità del mercato energetico. La proroga decisa dal Cdm offre una finestra di dieci giorni, ma non chiude il capitolo carburanti. Il tema dei prezzi, degli extraprofitti e delle possibili misure redistributive resta al centro dell’agenda politica, con la maggioranza chiamata a trovare una sintesi che eviti ricadute su famiglie e imprese.
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sui carburanti, confermando la proroga fino al 5 settembre del taglio delle accise sul gasolio. Una misura dal costo stimato di circa 130 milioni di euro, pensata per contenere l’impatto dei rincari in un momento di forte tensione sui prezzi alla pompa. Dopo questa scadenza, secondo quanto trapela, il governo sarebbe pronto a varare interventi selettivi basati sul reddito, così da concentrare gli aiuti sulle fasce più esposte. La proroga non spegne però il confronto interno alla maggioranza. A riaccendere il dibattito è l’ipotesi di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere, proposta che trova la netta opposizione di Antonio Tajani. «Sa di Unione Sovietica», ha affermato il leader di Forza Italia, bocciando senza mezzi termini l’idea di un prelievo straordinario sul settore energetico. Immediata la replica del leghista Claudio Borghi, che ha ribaltato la prospettiva: «Purché a pagare non siano i cittadini». E ancora: «Le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni». Un botta e risposta che fotografa le tensioni tra FI e Lega su uno dei dossier più sensibili dell’estate, mentre il governo prova a tenere insieme esigenze di bilancio, tutela dei consumatori e stabilità del mercato energetico. La proroga decisa dal Cdm offre una finestra di dieci giorni, ma non chiude il capitolo carburanti. Il tema dei prezzi, degli extraprofitti e delle possibili misure redistributive resta al centro dell’agenda politica, con la maggioranza chiamata a trovare una sintesi che eviti ricadute su famiglie e imprese.
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sui carburanti, confermando la proroga fino al 5 settembre del taglio delle accise sul gasolio. Una misura dal costo stimato di circa 130 milioni di euro, pensata per contenere l’impatto dei rincari in un momento di forte tensione sui prezzi alla pompa. Dopo questa scadenza, secondo quanto trapela, il governo sarebbe pronto a varare interventi selettivi basati sul reddito, così da concentrare gli aiuti sulle fasce più esposte. La proroga non spegne però il confronto interno alla maggioranza. A riaccendere il dibattito è l’ipotesi di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere, proposta che trova la netta opposizione di Antonio Tajani. «Sa di Unione Sovietica», ha affermato il leader di Forza Italia, bocciando senza mezzi termini l’idea di un prelievo straordinario sul settore energetico. Immediata la replica del leghista Claudio Borghi, che ha ribaltato la prospettiva: «Purché a pagare non siano i cittadini». E ancora: «Le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni». Un botta e risposta che fotografa le tensioni tra FI e Lega su uno dei dossier più sensibili dell’estate, mentre il governo prova a tenere insieme esigenze di bilancio, tutela dei consumatori e stabilità del mercato energetico. La proroga decisa dal Cdm offre una finestra di dieci giorni, ma non chiude il capitolo carburanti. Il tema dei prezzi, degli extraprofitti e delle possibili misure redistributive resta al centro dell’agenda politica, con la maggioranza chiamata a trovare una sintesi che eviti ricadute su famiglie e imprese.

