Domenico Zuccarella muore con il suicidio assistito

Dopo 290 giorni di attesa il 59enne ottiene l’accesso alla procedura. È il primo caso interamente gestito dal servizio sanitario regionale

MILANO – Lo scorso giugno aveva raccontato tutto: il peso dell’attesa, la sofferenza, la vita che si faceva ogni giorno più insopportabile. «Sono stanco, non ne posso più», aveva detto Domenico Zuccarella, 59 anni, al giudice chiamato a valutare il suo ricorso d’urgenza per accedere al suicidio assistito. Dopo 290 giorni, quella richiesta è stata finalmente accolta. Zuccarella, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto con il suicidio assistito. Per la prima volta in Lombardia, l’intera procedura è stata organizzata dal servizio sanitario regionale: farmaco, strumentazione, personale sanitario volontario, modalità di autosomministrazione e individuazione del luogo. A diffondere la notizia sono stati Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni: «Domenico ha aperto una strada per chi verrà dopo». L’associazione sollecita il Consiglio regionale ad approvare la legge di iniziativa popolare sul suicidio assistito, ferma da mesi. Ma l’annuncio accende subito lo scontro politico. L’assessore al Welfare Guido Bertolaso attacca la Coscioni: «Ha trasformato una vicenda così intima in uno strumento di battaglia mediatica, senza rispettare la persona, la sua volontà e la sua dignità». La Regione, spiega, non aveva dato notizia del caso «per rispettare la volontà del paziente che la sua morte non venisse strumentalizzata». Ora che la vicenda è pubblica, Bertolaso conferma che «il percorso si è svolto nel pieno rispetto delle indicazioni regionali e dei principi stabiliti dalla Corte costituzionale». Zuccarella aveva presentato la richiesta all’Asst Ovest Milanese l’8 novembre 2025. Da allora, un susseguirsi di solleciti e diffide, fino al ricorso d’urgenza dello scorso maggio, con cui l’avvocata Gallo chiedeva che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della malattia. Il 18 maggio 2026 la commissione medica multidisciplinare aveva accertato la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale, definendo anche farmaci, dosaggi e meccanismo di autosomministrazione. Zuccarella, che ormai riusciva a muovere solo una mano, ha disposto anche la donazione del corpo alla ricerca scientifica. Le associazioni Pro Vita parlano di «sanità pubblica che in Lombardia è diventata esecutrice di morte, proprio in una Regione amministrata dal centrodestra». Il Pd, con il capogruppo regionale Pierfrancesco Majorino, chiede di uscire dall’ambiguità: «Serve una legge nazionale e, in assenza di essa, una legge regionale. Basta con questo strano silenzio un po’ ipocrita». In una Lombardia governata dal centrodestra, dove il fine vita non è ancora regolamentato — così come a livello nazionale — il caso di Domenico Zuccarella è destinato a pesare. Non solo per la storia personale, ma perché segna il primo suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario regionale: un precedente che inevitabilmente riapre il confronto politico, giuridico e sociale sul diritto di scegliere come morire.

Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, morto il 25 agosto dopo aver ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo, in una foto tratta da Facebook. FACEBOOK / DOMENICO ZUCCARELLA +++ ATTENZIONE L’ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++
Torna in alto