Sabato scorso ci ha pensato la «strana manina» di qualche «amico del centrosinistra» a «delegittimare» un partito «in crescita» diffondendo la falsa notizia del passaggio al Pd del consigliere regionale Andrea Volpe e dell’assessore comunale all’Ambiente Massimiliano Natella.
Ventiquattro ore dopo “Avanti Psi” è di nuovo costretto a rimediare agli “scivoloni” dei suoi stessi esponenti che, chi per un verso e chi per un altro, minano l’identità e la storia di un partito che ha pagato con il sangue di Giacomo Matteotti la forza del regime fascista.
Il primo a creare imbarazzo all’interno è il neo adepto Antonio Cammarota. Il consigliere comunale inciampa sul Gay Pride definendolo un «circo». Non si riferisce alla parata che sabato sera scorso ha colorato le strade di Salerno ma a quella precedente che si è tenuta a Milano una settimana prima. Cammarota posta un video del Pride milanese, in cui si sente la folla insultare il ministro Salvini, e commenta in un post «un circo per nessuno» e aggiunge «se fossi un omosessuale mi ribellerei a questo carnevale triste e vuoto».
Titoloni in prima pagina e smentite del giorno dopo per cercare di correggere il tiro, precisando che il «circo triste non è il Pride ma le espressioni ineleganti di un transessuale contro il ministro Salvini».
Il secondo sgambetto lo mette Licia Claps che pubblicamente afferma di non aver nulla in contrario alla presentazione del libro di Altaforte Edizioni (da sempre vicina a Casa Pound) nel Salone dei Marmi del Comune di Salerno.
Come ovviare all’imbarazzo? «Sciocchezze costruite ad arte – taglia corto il segretario provinciale Silvano Del Duca -. Noi siamo gli eredi di Matteotti e quelli che nella sinistra hanno costruito i diritti». Per quanto riguarda il caso Cammarota-Pride, Del Duca sottolinea che il consigliere comunale «ha chiarito» e che non si è trattato di un «dietrofront».
Sulla questione Claps-libro invece è sempre Del Duca ad inervenire insieme al segretario cittadino Donato D’Aiuto. «Crediamo fermamente che in una democrazia ciascuno abbia il diritto di esprimere le proprie idee. Ma – dicono – esiste un presupposto che non può essere messo in discussione: il riconoscimento pieno della democrazia, dei valori della Costituzione repubblicana e del rifiuto di ogni forma di totalitarismo».
Capitolo chiuso? Imbarazzo archiviato?

