Ambientalista, animalista, femminista, sindacalista. Una vita trascorsa in prima fila nelle battaglie sui diritti civili e sulla sanità. È la prima volta che Annamaria Naddeo (Avs) si candida al consiglio comunale di Salerno, al fianco di Franco Massimo Lanocita.
Cosa è cambiato dagli anni Settanta ad oggi sul fronte delle manifestazioni di piazza, visto che adesso si fa fatica a raggiungere i risultati ottenuti allora?
«Non è che negli anni Settanta si scendeva in piazza e subito ci vedevano riconosciuti i diritti per cui manifestavamo. Le battaglie vanno costruite ed è il coivolgimento della collettività l’arma vincente. Oggi, invece, la gente è demotivata».
Perché?
«Perché il potere si è strutturato sempre di più, fino a penetrare in tutti i contesti sociali, e ha creato un sistema clientelare che tende a dividere le persone e a trovare soluzioni più individualistiche che collettive».
Non c’è speranza allora di un cambiamento?
«La speranza c’è sempre e questa campagna elettorale rappresenta l’inizio di un nuovo percorso che tende ad unire la collettività su temi importanti come la difesa del territorio. E la battaglia contro la cementificazione del porticciolo di Pastena, bloccato dal ministero, è la prova che la forza della collettività è più grande del potere clientelare».
Sull’ampliamento del porto commerciale però le cose stanno andando in maniera diversa.
«Ma non è per questo che ci fermeremo. Al di là dell’illogicità del progetto che di certo non decongestionerà il traffico sul Viadotto Gatto, il problema è l’inquinamento ambientale causato dalle emissioni delle navi da crociera. Fumi di anidride carbonica, ossidi di zolfo, azoto e particolato sono quasi peggio delle Fonderie Pisano: altra battaglia vinta».
Quaranta anni di lavoro in sanità, quando si dice che la politica deve uscirne, lei ci crede ancora?
«La politica non è mai uscita dalla sanità e le nomine dei direttori generali amici ne sono la prova. In questi anni ho visto solo disegni tesi a distruggere la sanità pubblica ed il ruolo del sindaco nel governo della sanità è importantissimo perché rappresenta la massima autorità sul territorio della salute e con le sue scelte può incidere sui piani sanitari regionali. Cosa che poche volte è accaduta a Salerno».
Ora però è in costruzione il nuovo presidio del Ruggi. Una svolta?
«Da quello che sappiamo il nuovo ospedale avrà meno posti dell’attuale che, con i suoi 250 accessi al giorno al pronto soccorso, non riesce a ricoverare i pazienti nei reparti perché negli anni si è assistito ad una riduzione significativa dei posti letto».
Quindi ci saranno gli stessi problemi?
«Peggiorati dal fatto che non tutti i reparti potranno essere trasferiti nel nuovo plesso. Penso ad esempio alla radiologia. Come si fa a trasferire tutti macchinari? Quindi il risultato sarà quello di avere un ospedale dislocato presso più strutture».
Anche il “da Procida” è chiuso.
«Lavori fermi da un anno e un sindaco che non ha mai sollecitato la Regione. Non è possibile. Così come è abominevole la disorganizzazione sulle case e gli ospedali di comunità».
Quante ce ne sono a Salerno?
Una sola casa di comunità a Matierno, non attrezzata, mentre le altre due previste a via Vernieri e a Pastena sono in forse. Inoltre l’ospedale di comunità è previsto a Cava anziché accanto al Ruggi: decisione priva di senso che non decongestionerà gli accessi al pronto soccorso del Ruggi».

