La Ctp non poteva essere ricapitalizzata. Era già decotta e i 23 milioni stanziati dall’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris rappresentano per la Corte dei Conti un danno erariale da cui adesso l’ex pm dovrà difendersi in giudizio.
Insieme all’ex europarlamentare sono indagati anche Giuseppe Cirillo (consigliere della Città Metropolitana ancora in carica con delega ai trasporti), Elpidio Capasso (consigliere metropolitano con delega alle società partecipate), Carmela Miele (Dirigente della Direzione Partecipazioni e Controllo Analogo dell’Area Servizi Finanziari della Città Metropolitana e Dirigente Coordinatore dell’Area Servizi Finanziari – Direzione Programmazione Finanziaria e Bilancio), Antonio Meola (segretario Generale della Città Metropolitana). Miele e Meola compaiono anche nel secondo atto di citazione emesso dalla magistratura contabile insieme a Giuseppe Cozzolino (capo di gabinetto della Città metropolitana dal 2015 al 2017 e direttore generale della Città metropolitana dal 2017 al 2021), e ai revisori dei conti della Città Metropolitana dal 2016 al 2019, Michelina Bruno e Antonio Luongo.
Gli atti di citazione sono infatti due: nel primo (quello in cui compare anche de Magistris relativo al 2018) viene contestato un danno erariale di 11 milioni circa, mentre nel secondo (relativo al 2019) la somma contestata è di 12,5 milioni.
Il biennio 2018-2019 è il periodo peggiore per la Compagnia del Trasporto Pubblico, che viveva una crisi finanziaria già dal 2003 nonostante anche le amministrazioni precedenti a de Magistris hanno continuamente e costantemente rimpinguato le casse dell’ex partecipata della Provincia (prima di essere assorbita dalla Città Metropolitana e ora dall’Eav) con oltre 332milioni di euro.
Tuttavia per i pm quello è il biennio in cui la crisi finanziaria della società è palese ed irreversibile, quindi qualunque altro tentativo di risanamento sarebbe stato inutile.
«Ho agito per CTP con i pareri favorevoli del segretario generale, del direttore generale, del ragioniere generale e di tutti i dirigenti e funzionari. Che altro avrei potuto fare? Davvero incredibile. Non mi aspettavo medaglie e applausi dal potere, ma doversi difendere è davvero ancora una volta troppo. Avrei sbagliato se non avessi agito, quella sarebbe stata una colpa. È paradossale» è il commento di de Magistris a distanza di qualche ora dalla fine della conferenza stampa che il procuratore regionale della magistratura contabile, Giacinto Dammicco, ha convocato ieri mattina.
Ma le informazioni (poi raccolte nel fascicolo d’inchiesta dei pm Davide Vitale, Raffaella Miranda e Ferruccio Capalbo) «idonee a far ritenere non percorribile la via dell’ennesima ricapitalizzazione» dicono «erano a disposizione di chi ha deciso», cioè «dei vertici dell’ente».
Le informazioni erano relative alla riduzione del 50 per cento del servizio di trasporto (con punte anche del 70) che avevano, il licenziamento della maggior parte degli autisti e il parco mezzi che – nonostante i 5 milioni spesi per l’efficientamento – non sarebbe mai stato portato a compimento.
«Sono certo della correttezza assoluta formale e sostanziale del mio operato – aggiunge de Magistris -. Ho agito, come sempre, per il bene comune e per salvare un servizio pubblico di rilevanza costituzionale, un’azienda pubblica e la vita di centinaia di famiglie».
Ma è anche sulla salvaguardia dei posti di lavoro che controbatte la magistratura contabile nel suo decreto di citazione a giudizio. «Gli interessi dei lavoratori vanno tutelati – spiega Capalbo – ma ci sono anche gli interessi di tutta la collettività e in una crisi societaria come questa occorre trovare una soluzione che possa equilibrare tutti gli interessi: non esiste un interesse tiranno dominante».

