«Ciò che mi fa vergognare come essere umano, e non come il fratello di Carlo, è che si cerca ogni momento opportuno strumentalizzare la vicenda di un ragazzo di 19 anni che ha sacrificato la sua vita per un ideale».
Marco Falvella (nella foto in alto), fratello di Carlo, il giovane missino ferito a morte con una coltellata il 7 luglio del 1972 a via Velia durante un diverbio con gli anarchici Giovanni Marini, Gennaro Scariati e Francesco Mastrogiovanni, attende l’evolversi delle indagini sulla rissa a colpi di bastoni, martelli, calci e pugni avvenuta al porticciolo di Pastena tra alcuni esponenti di Casa Pound (che stavano attaccando dei manifesti per ricordare la cerimonia annuale in ricordo di Carlo) ed un gruppo di antagonisti.
Contemporaneamente però replica a muso duro ai consiglieri comunali della coalizione di centrosinistra che hanno chiesto al sindaco Vincenzo De Luca di annullare la presentazione nel Salone dei Marmi del libro “E me ne vanto. Storia di Carlo Falvella”, scritto da Tony Fabrizio (edito da Altaforte Edizioni, considerata vicina a Casa Pound).
Marco, due episodi antifascisti concentrati in poche ore. Come se lo spiega? Sono collegati?
«Sì, perché ci sono determinati politici, come l’assessora regionale Claudia Pecoraro, e i consiglieri comunali Lanocita, Avella e company, che hanno colto l’occasione per farsi un po’ di pubblicità. Peccato però che la loro è una battaglia senza senso, perché sono male informati».
Cosa dovrebbero sapere?
«Che la presentazione del libro è stata organizzata dall’Associazione internazionale Vittime del Terrorismo che io presiedo e che tra i soci fondatori ha Salvatore De Waure, fratello di Vincenzo ucciso e poi bruciato a Napoli nel 1972, Lina Principessa, sorella di Ciro ucciso dal figliastro di Stefano Delle Chiaie e Livio Miccoli, fratello di Claudio preso a bastonate nel 1978 e morto dopo otto giorni di agonia».
Tutti militanti antifascisti, vero?
«Appunto. E alla presentazione del libro ci saranno sia Livio Miccoli, insieme a sua sorella Rosanna, che Salvatore De Waure. Ma c’è ancora un’altra cosa che devono sapere».
Quale?
«La celebrazione del 50° anniversario della morte di Carlo fu fatta nel 2022 proprio nel Salone dei Marmi e a moderare il dibattito fu il giornalista di Repubblica Edoardo Scotti, che di certo non è di destra. Questi giovanotti dovrebbero informarsi prima di parlare. Carlo è come i tre ragazzi di sinistra che ho citato prima. È come il giudice Giacumbi. Sono tutti vittime innocenti che hanno pagato con la vita l’esempio di cattivi maestri che c’erano allora e che ci sono anche oggi».
Anche la rissa a Pastena è avvenuta per colpa di cattivi maestri, come dice lei?
«Certamente, fino a quando non ci rendiamo conto che le vittime non hanno un colore politico assisteremo sempre a questi episodi di violenza. Aggravati dal fatto che mentre prima l’unico modo per contrastare gli ideali politici era accoltellare o ammazzare adesso per fortuna c’è il confronto e il dialogo».
Quindi la presentazione del libro si farà?
«Ovvio che si farà».
Tra qualche giorno sfilerà il corteo commemorativo di Casa Pound alla lapide di Carlo, ci sarà comunque il saluto romano?
«Il saluto romano non è più proibito e bisogna smetterla con questa diaspora che alimenta solo odio e finisce che a pagarne le conseguenze sono sempre e solo i ragazzi».

