Salerno, gli operai della Bamar di nuovo sul piede di guerra

Si riparte da dove sembrava fosse tutto finito. Non c’è pace per i quattordici dipendenti della Bamar Italia, che da ieri hanno proclamato di nuovo lo stato di agitazione riaccusando l’azienda, leader della produzione di distributori automatici di cibo e bevande, di comportamento antisindacale. Oltre che di chiusura di fronte ad ogni loro richiesta di tutela, garanzia e rispetto del contratto collettivo di lavoro.
La mobilitazione dello scorso febbraio era servita a sbloccare l’erogazione degli stipendi arretrati e a far rientrare lo sciopero proclamato con il sostegno della Cisal Metalmeccanici. Però ieri è saltato nuovamente il tavolo delle trattative su cui da mesi scottava un altro dossier: il riconoscimento (e dunque il pagamento) delle ore di straordinario nonché il mancato pagamento dell’indennità di cassa dovuta al personale che ogni giorno movimenta e trasporta i flussi di denaro dai distributori automatici dislocati sul territorio fino alla sede centrale.
I dipendenti lamentano anche la negazione del diritto alle ferie maturate e «profonde criticità» nella gestione logistica, che «generano continui disservizi a danno dell’utenza e un progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro», si legge in una nota diramata da Gigi Vicinanza, componente nazionale della segreteria della Cisal Metalmeccanici, che ha condannato espressamente l’atteggiamento della proprietà aziendale.
«Siamo di fronte a una condotta inaccettabile che calpesta i diritti più elementari dei lavoratori, che già hanno pagato un prezzo altissimo in termini di sacrifici e riduzione dell’organico durante i lunghi anni del concordato preventivo presso il Tribunale di Salerno – afferma il sindacalista -. Continuare a fare resistenza e mettere in discussione i loro diritti contrattuali significa ignorare deliberatamente una sofferenza sociale che dura da troppo tempo». Ecco perché la Cisal chiede «trasparenza immediata sulla reale forza lavoro e sui contratti di assunzione di tutto il personale».
Secondo il sindacato infatti gli straordinari sarebbero la conseguenza di una consistente riduzione del personale nei reparti operativi, dovuta a numerosi licenziamenti (l’ultimo quello che ha riguardato Rolando Melella). Di contro però l’azienda sembra stia procedendo al reclutamento di nuove figure da inserire negli uffici amministrativi.
«Se la proprietà non intende riconoscere quanto dovuto ai dipendenti, la mobilitazione proseguirà con fermezza in ogni sede opportuna», avverte il sindacalista della Cisal.

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