Lorenzo, morto in un agguato per una partita di calcio

Un colpo. Un solo colpo al torace. Sparato a distanza ravvicinata con la stessa rapidità usata dal suo assassino per fuggire nella notte tra i vicoli di Miano.
Periferia nord di Napoli, dove la microcriminalità la fa da padrona e le famiglie perbene stanno molto attente a tenersi alla larga. Come quella di Lorenzo Spasiano, 21 anni, operaio, appassionato di boxe e di calcio. Gli occhi verdi come il mare di Napoli macchiato ancora una volta dal sangue di un innocente.
Lorenzo è morto sotto casa sua, al civico 14 di via Caprera, davanti ad una scuola, la succursale dell’Istituto Alberghiero Duca di Buonvicino. Un agguato in pieno stile camorristico, ma Lorenzo con la camorra non ha mai avuto nulla a che fare. Né lui né tantomeno la sua famiglia. Ma succede anche questo a Napoli. Succede che nelle periferie i ragazzi onesti si ritrovino a giocare una partita di calcio con giovani che invece hanno scelto un’altra strada: quella delle armi e della violenza.
E allora succede che il figlio di un dipendente del 118 e di una donna che assiste una invalida viene sparato da un minorenne – o almeno è questo che pensano i carabinieri della stazione Stella che stanno indagando sull’omicidio – che forse non avrà gradito un “affronto” sul campo di calcio avvenuto lo scorso marzo, da cui sembra siano derivati altri strascichi negli ultimi mesi. E così ieri notte l’assassino ha pensato di vendicarsi nel modo peggiore che esista, ma forse l’unico che conosce.
Lorenzo ha avuto solo il tempo di citofonare e chiedere aiuto alla madre con un filo di voce. La donna, che poco prima aveva sentito lo sparo, ha subito capito che suo figlio era in pericolo. Da qui la corsa in ambulanza verso l’ospedale Cardarelli e il decesso. Lorenzo non ce l’ha fatta: è morto quando non era ancora spuntata l’alba.
I carabinieri mantengono il più stretto riserbo sulle indagini, vogliono acciuffare il suo assassino quanto prima. Intanto indagano sulla vita del giovane. Incensurato, nessun precedente, nessuna amicizia al di fuori del comune. Niente che possa collegare Lorenzo agli ambienti della malavita o della microcriminalità.
«Lorenzo – racconta don Salvatore Cinque, parroco della chiesa di “Sant’Alfonso e San Gerardo” che si trova a pochi metri dall’abitazione della famiglia Spasiano – non frequentava la chiesa ma bazzicava intorno alla parrocchia e dunque lo vedevo. Suo fratello maggiore Alfredo invece ha frequentato parecchio. Lorenzo era un ragazzo mite, vivace come tutti i ragazzi del quartiere – risponde a chi gli chiede che tipo fosse – però legarlo alla malavita non ce lo vedo anche perché la mattina si svegliava presto per andare al lavoro». Lorenzo lavorava in un panificio poco distante dalla chiesa.
Il parroco è basito, non riesce a credere che questo becero omicidio sia avvenuto poco distante dalla sua parrocchia.
«Ci troviamo in una spirale di violenza e cattiveria e questo ci addolora. Dobbiamo puntare – aggiunge con la voce spezzata dal dolore – sull’educazione e sulla crescita e creare dei poli educativi all’interno anche del quartiere, cosa che stiamo già realizzando». A breve, infatti, nel zona sarà inaugurato il nuovo oratorio di San Carlo «per prendere i ragazzi dalla strada e portarli in parrocchia e dargli una educazione e una crescita», conclude don Salvatore».
Lorenzo non ci sarà e non solo perché non aveva bisogno di essere rieducato. Il suo assassino invece potrebbe trovare lì la sua salvezza. Anche se per ora a cercarlo è solo la giustizia.

Torna in alto