Solo un anno fa invitata i salernitani a ringraziare San Matteo e San Vincenzo se Salerno era riuscita ad ottenere un miliardo di investimenti che l’avrebbero resa simile un po’ ad una cittadina svizzera e un po’ anche a Cannes. Poi saliva sul palco dopo aver tagliato il nastro di inaugurazione del tratto di spiaggia del lungomare Marconi e solo con le parole riusciva a far immaginare la trasformazione del waterfront. Ovviamente il San Vincenzo aveva anche un cognome: De Luca, allora presidente della Regione Campania, il quale non avrebbe mai pensato (?) che a distanza di un anno i lavori di ripascimento della nuova aspirante Cannes si sarebbero fermati col rischio anche di attirare qualche provvedimento giudiziario come è avvenuto a Cetara.
Facendo i dovuti scongiuri in direzione della Cittadella Giudiziaria, ora – che non è più governatore ma sindaco per la quinta volta – De Luca deve replicare ad una nota dura ed inaspettata del Consorzio Stabile Infratech che «ritiene doveroso ristabilire la verità dei fatti, a tutela della propria immagine e per una corretta informazione dei cittadini».
La verità della ditta appaltatrice è che l’offerta presentata alla gara bandita dal Comune (che poi si è aggiudicata) prevedeva «l’utilizzo, per il ripascimento, di sabbie marine prelevate direttamente dall’area antistante il vicino porto Marina d’Arechi». Soluzione «che, sebbene ottimale e naturale – aggiunge il Consorzio – non è stata assentita dall’amministrazione, costringendo l’impresa a ripiegare su cave terrestri».Quindi la ditta «respinge categoricamente» l’accusa di aver utilizzato materiali difformi «all’insaputa dell’ente».
Dunque l’allora sindaco Enzo Napoli e l’allora assessore ai Lavori pubblici, Dario Loffredo, ed ancora gli uffici tecnici sapevano che il Infratech stava utilizzando sabbia di cava? Evidentemente sì, visto che l’impresa insiste col dire che «in spiaggia non è entrato un solo granello di sabbia che non fosse stato prima avallato dall’amministrazione» e che «tutto il materiale sabbioso attualmente presente sull’arenile è stato preventivamente campionato sui cumuli, analizzato in laboratorio e formalmente autorizzato alla posa in opera dal Comune di Salerno, tramite la propria Direzione dei Lavori».
Ma se fosse così perché le analisi postume effettuate dal Comune hanno allarmato e costretto l’amministrazione a stoppare i lavori? La risposta del Consorzio è che sarebbero state utilizzate «normative di laboratorio errate» per far ricadere la colpa di «ritardi ed inadempienze burocratiche» sulla ditta stessa che non vuole fare da «capro espiatorio».

