Bellandi deciso: parroci via dopo nove anni

Una lettera al clero e alle parrocchie era doverosa. Soprattutto dopo le oltre 500 firme raccolte dai fedeli per evitare il trasferimento del parroco della chiesa di “San Pietro in Camerellis”, don Francesco Quaranta.
Così l’arcivescovo di Salerno Andrea Bellandi ha preso carta e penna e ha scritto ai suoi pastori per ribadire comunque la sua scelta. E cioè la turnazione dei parroci dopo nove anni alla guida di una parrocchia, così come previsto dal Decreto della Conferenza Episcopale Italiana del 1983, che già il suo predecessore, monsignor Luigi Moretti aveva applicato.
«In questi anni – spiega Bellandi – circa due terzi delle 163 parrocchie hanno vissuto il trasferimento del loro parroco , tenendo conto anche del fattore dell’età, e lo stesso si prospetta per un’altra decina di comunità parrocchiali, dal prossimo settembre».
È vero che il decreto permette all’arcivescovo di derogare e quindi procrastinare il mandato, ma Bellandi dice di avere due motivi per rinunciare al potere discrezionale.
Uno: «Certe scelte, condivise con i Vicari episcopali e i Vicari foranei , sottolinea – vanno, da una parte, sempre considerate nell’insieme della realtà ecclesiale diocesana e, dall’altra, rappresentano anche una sfida e un’opportunità per le comunità parrocchiali e i sacerdoti di rimettersi in discussione, trovando nuovi stimoli spirituali e aprendo nuovi orizzonti di relazione».
Due (e le sue parole sono indirizzate esclusivamente ai sacerdoti): «L’inevitabile disagio e la comprensibile sofferenza che tali cambiamenti portano sempre con sé possono costituire, al tempo stesso, una grande opportunità per ritornare all’essenziale della propria vocazione e richiedersi a Chi abbiamo consegnato la vita, così da decidere nuovamente un dono di essa senza limiti né condizioni prefissate da noi».
Perché, e di questo l’arcivescovo ne è convinto: «È solo in questa totalità di abbandono al Signore – e non ad una specifica comunità – vissuto nella concretezza dell’obbedienza alla Chiesa e ai suoi Pastori, che si può fare esperienza di una rinnovata libertà, sconosciuta invece a coloro che l’attendono solo al verificarsi di condizioni da sé prefissate».
Dunque, anche se la sua decisione non farà piacere ai fedeli della chiesa di “San Pietro in Camerellis”, non restano molte possibilità a don Francesco di restare.
«Certo che quanto da me sopra esposto saprà essere compreso e accolto benevolmente da tutti, colgo l’occasione per rinnovare a tutti il mio affetto e la mia gratitudine per quanto opera a favore del Signore e della Chiesa diocesana».
Capitolo chiuso.

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