Piazza della Liberta, De Luca: ghigliottina per i dipendenti ma prima “segare” il processo

Ieri al convegno sulle Zes ha avvertito i dirigenti comunali – «O si fa come dico o ghigliottina» – ma la prima ghigliottina sarà quella che stopperà il processo sulla variante di piazza della Libertà da otto milioni di euro per la «sorpresa geologica» (cioè la scoperta dell’acqua nel sottosuolo) che, nel 2016 mandò a processo per falso in atto pubblico Vincenzo De Luca e la sua vecchia giunta. Un processo già morto, finito, caduto in prescrizione da almeno tre anni ma che tra rinvii, sospensioni, e astensioni si è trascinato fino ad oggi. Stamattina si sarebbe dovuta tenere l’ultima udienza, quella decisiva in cui i 26 imputati avrebbero dovuto scegliere se avvalersi o rinunciare alla prescrizione. Ebbene, neanche questa udienza si terrà perché la Camera penale nazionale ha convocato cinque giorni di astensione per protestare contro le intercettazioni in carcere a Perugia tra un detenuto ed il suo difensore. L’udienza viene da un altro rinvio: quello del 25 marzo, immediatamente successivo all’esito del referendum sulla giustizia. Allora, però, si cominciò a vociferare in aula, tra i pochi avvocati presenti, che molti dei loro assistiti si sarebbero avvalsi della prescrizione. Vincenzo De Luca compreso. L’unco decisamente contrario sarebbero stato l’ex assessore comunale all’Ambiente, Gerardo Calabrese. Ma sembra che l’idea di stoppare qui il processo – che è ancora arenato in primo grado – stia accarezzando anche i più incerti. Il rischio infatti è di traciarsi per altri sette o otto anni un dibattimento che, dal 2017 ad oggi (cioè da quando si è incardinato), è stato completamente privato della sua natura essenziale. È stato difficile anche ascoltare i periti per una serie di impedimenti legati al loro stato di salute. Ma c’è anche un altro aspetto che stanno valutando gli imputati. O almeno coloro che hanno velleità di candidatura: il caso di Anna Padovano Sorrentino. L’esponente dem, candidata alle ultime amministrative al consiglio comunale di Cava de’Tirreni è stata inserita nella lista degli impresentabili dalla commissione parlamentare antimafia per aver rinunciato alla prescrizione di un processo che sarebbe potuto chiudersi nel 2020. Perché allora rischiare di portarsi addosso il cadavere di un procedimento che chissà quando i giudici decideranno di chiudere con una sentenza?

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