Capaccio non è Pagani. O almeno così la pensa il ministero dell’Interno che, dopo aver ricevuto dal prefetto di Salerno, Francesco Esposito, la relazione della commissione di accesso che nel Comune della città dei templi si è insediata a maggio dell’anno scorso, ha scongiurato il commissariamento imponendo però un monitoraggio sotto l’egida della Prefettura ed il rispetto di una serie di prescrizioni puntuali da adottare entro tempi ben definiti.
«Probabile che si tratti di sei mesi», afferma il sindaco Gaetano Paolino che ricorda anche che, frattanto «continua incessante l’opera di risanamento dell’ente nel rispetto della legalità e della trasparenza».
Già stamattina, infatti, l’ex presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Salerno preparerà insieme alla giunta e agli uffici preposti una delibera in cui saranno focalizzate le direttive impartite dal Viminale che il Comune dovrà seguire nei prossimi sei mesi. Trascorsi i quali il ministero dell’Interno rispolvererà la pratica Capaccio per accertare e valutare se la nuova amministrazione avrà compiuto il processo di risanamento richiesto per superare tutte le criticità rilevate dalla commissione di indagine.
Solo allora dunque si saprà se il consiglio comunale sarà sciolto oppure se il comune potrà mettersi alle spalle le presunte infiltrazioni camorristiche, che vedono coinvolto l’ex sindaco di Capaccio Franco Alfieri in due distinti procedimenti penali: uno al Tribunale di Salerno per voto di scambio e l’altro a Vallo della Lucania per corruzione.
Per Pagani, invece, non c’è stato lo stesso trattamento. Nella città dell’Agro nocerino, che ha vissuto ben tre commissariamenti a causa dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche, la decisione del Viminale è stata veloce e ferma.
Secondo alcuni anche inspiegabile, quanto meno per quanto riguarda la tempistica dal momento che il decreto di scioglimento è arrivato pochi giorni prima dell’inizio di una campagna elettorale che era già partita.
Ecco perché nei giorni scorsi è stata la deputata di Fratelli d’Italia, Imma Vietri, a presentare un’interrogazione proprio al ministro Matteo Piantedosi per chiedere chiarimenti su tale decisione e per conoscere anche il perché di un decreto arrivato alla vigilia della campagna elettorale per le amministrative.
In fin dei conti sia Capaccio che Pagani hanno dovuto fare i conti con la criminalità organizzata. Ma forse c’è camorra e camorra e quella di Capaccio sarà diversa da quella di Pagani. Chissà cosa risponderà Piantedosi.

