Trenta anni fa erano gli industriali del Nord a servirsi della camorra per interrare i rifiuti in quella che poi sarebbe diventata la Terra dei Fuochi.
Oggi sono gli impianti di trattamento dei rifiuti campani, che per abbattere i costi di smaltimento, hanno riservato alla Puglia lo stesso destino che la Campania aveva negli anni Novanta.
Diciannove persone (tra imprenditori e trasportatori) accusate di traffico e smaltimento illecito di rifiuti (di cui sei ai domiciliari e sette sottoposti all’obbligo di firma), dieci aziende produttrici di rifiuti sequestrate, oltre a 60 automezzi e a diversi beni mobili e immobili: sono questi i numeri della maxi operazione eseguita ieri mattina dalla Dda di Bari e condotta dai carabinieri del gruppo Tutela dell’ambiente e della sicurezza energetica di Napoli, guidati da Pasquale Starace.
Un’indagine durata oltre due anni che, con grazie a servizi di appostamento e intercettazioni ambientali, ha seguito la nuova (ma non troppo) tratta dello smaltimento illecito dei rifiuti che porta fino alle campagne pugliesi.
Gli uliveti e i vigneti delle campagne di Cerignola, San Severo e Lucera, ma anche aree dell’Alto e Basso Tavoliere, trasformati in discariche a cielo aperto dove le montagne di rifiuti venivano bruciati per nascondere le tracce dello sversamento.
Ma evidentemente le tracce non sono state nascoste bene, perché i carabinieri del Noe monitoravano gli automezzi dal momento in cui uscivano dagli impianti di trattamento e di recupero delle province di Roma, Napoli, Caserta, Salerno e Brindisi.
Camion pieni di rifiuti speciali, in quanto scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di Rsu che raggiravano le «corrette procedure di gestione dei rifiuti previste dalla legge» classificando «in modo fittizio» i rifiuti grazie alla complicità degli impianti di produzione che, a loro volta, indicavano sui documenti di trasporto «siti di destinazione» per lo smaltimento che esistevano «solo sulla carta» ma che servivano a «giustificare il trasporto dei rifiuti e il successivo illecito abbandono in siti abusivi».
In questo modo avrebbero risparmiato (quindi guadagnato) oltre due 2,5 milioni di euro, ma nello stesso tempo avrebbero invaso di monnezza cave dismesse, aree agricole e capannoni delle province di Foggia, Barletta – Andria – Trani, Frosinone ma anche la stessa provincia di Napoli già martoriata da decenni dall’inquinamento causato dagli sversamenti illeciti e da discariche a cielo aperto.
Il modus operandi era sempre lo stesso: i tir carichi di rifiuti partivano dagli impianti di trattamento in tarda serata per arrivare in Puglia in piena notte e liberarsi del carico convinti di poter sfuggire alla legge.

