Appello al Voto: Pio De Felice

Che campagna elettorale è stata quella che si è chiusa oggi?

«Una campagna, per quanto ci riguarda, entusiasmante. Abbiamo raccolto le energie di tanti giovani, che non a caso rappresentano le prime vittime di un sistema di potere ultratrentennale che ne ha determinato l’emigrazione forzata. Giovani che si sono messi in gioco, portando in campagna elettorale un grido di dolore a cui la politica deve dare ascolto. Potere al Popolo ha un programma che abbiamo distribuito tra la gente a partire dalla fase in cui raccoglievamo le firme. Un programma che è stato definito alla stregua di un libro dei sogni dagli stessi che l’hanno deliberatamente preso in prestito. Prima che Potere al Popolo annunciasse la propria presentazione alle elezioni comunali, i temi di cui si parlava erano tre: la tassa di soggiorno, le luci d’artista e le piastrelle sul viadotto. Adesso sento chiunque parlare di spopolamento, di necessità di aiutare le periferie, di conseguenze della turistificazione selvaggia e ci si è accorti anche che il Porto Commerciale non va ampliato. Per noi già questa è una grande vittoria».

Nel corso di queste settimane lei ha avuto modo di incontrare cittadini, associazioni, tante realtà presenti ed operanti sul territorio: quali le esigenze e le aspettative espresse con maggior forza?

«Gli stimoli raccolti sono stati tanti, sintetizzabili in un’unica necessità stringente: Salerno vuole ritornare a vivere, vuole ritornare ad avere una prospettiva di sviluppo che parta dall’interesse materiale dei più deboli. Ciò equivale alla necessità primaria di conservare l’esistente. La manutenzione ordinaria delle strade è un qualcosa che richiede una cura ed un’attenzione profonde. Così come per dare una risposta alle problematiche legate al traffico cittadino occorre elaborare soluzioni concrete, come rendere ciclabile la terza corsia della lungomare fino a Mercatello, come lo è realizzare un collegamento su ferro con l’Università di Fisciano, come lo è prevedere un servizio di trasporto gratuito per gli anziani e le persone in difficoltà, come lo è azzerare la distanza tra il centro e le zone collinari. Ma soprattutto ciò che emerso nei tanti incontri che abbiamo avuto, in modo particolare con i cittadini, è la necessità di riportare a casa le decine di migliaia di giovani che da Salerno sono stati letteralmente espulsi. Una città senza giovani è una città senza futuro, complice un’emergenza abitativa dettata in gran parte da una turistificazione selvaggia ed una speculazione senza controllo, anche a causa di un PUC da cambiare radicalmente».

In caso di vittoria, come caratterizzerà i suoi primi cento giorni da sindaco di Salerno?

«La prima cosa da fare – e lo faremo! – è avviare il processo di internalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori delle ditte che operano in appalto con il comune, prevedendo un salario minimo da 12 euro nette l’ora. È un primo passo di un più ampio piano di lotta al lavoro povero che può essere realizzato principalmente attraverso una lotta senza quartiere al sistema degli appalti e dei subappalti, che non rappresentano solamente un problema salariale ma sociale. Quando si opera sotto questi regimi aumentano i problemi legati alla sicurezza sul lavoro, sacrificata sull’altare del profitto. A Salerno e provincia contiamo, ormai, tre omicidi sul lavoro al mese. È una catena che va spezzata. Il Comune può e deve fare la sua parte. Se parliamo di sicurezza, quella reale, non possiamo che partire da qui e dallo stop ad ogni progetto di ampliamento del Porto Commerciale».

Il suo appello finale agli elettori.

«Potere al Popolo! rappresenta l’unica alternativa reale ad un sistema di potere che ha stritolato la popolazione di Salerno, l’ha resa inerme e ha costretto decine di migliaia di giovani ad andare via. Serve cambiare tutto, serve un voto libero e rivoluzionario. Potere al Popolo! è in campo per questo e l’invito è a dare fiducia ad una lista formata da tante e tanti giovani che questa città la vogliono cambiare davvero».

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