Urla e minacce al processo sul femminicidio di Martina Carbonaro

Il dolore, la rabbia, la perdita di una figlia uccisa e nascosta sotto un armadio, in mezzo ai rifiuti all’interno di un palazzo abbandonato. E poi le minacce, le urla e la tensione che spinge il presidente della seconda sezione della Corte d’Assise di Napoli Maurizio Conte, dove ieri si è tenuta la prima udienza sul femminicidio di Martina Carbonaro, a richiedere l’intervento della polizia.

I familiari di Martina restano in aula, mentre quelli del suo assassino Alessio Tucci vengono allontanati. Compreso l’imputato che alla prossima udienza, fissata il prossimo 26 giugno, potrà partecipare solo in videoconferenza.

La cronaca di un processo ad alta tensione comincia alle 9 del mattino. Davanti a Palazzo di Giustizia arrivano la madre di Martina, Fiorenza Cossentino, e suo marito. Fiorenza dice di non essere riuscita a dormire e al solo pensiero di dover guardare l’assassino di sua figlia si sente male. Cosa si aspetta da questo processo? «Fine pena mai – dice con convinzione e rabbia – perché quell’orco assassino deve pagare. Non deve uscire mai».

Ma è il momento di entrare in aula, dove ci sono anche i genitori ed i familiari di Alessio Tucci che, lo scorso anno, quando ha ucciso Martina aveva appena diciotto anni.

La tensione è prevedibile. Gli avvocati dell’accusa e della parte civile (Mario Mangazzo per Tucci e Sergio Pisani per i genitori di Martina), depositano una lista di circa trenta testimoni ciascuno. Il Comune di Afragola si costituisce parte civile con l’avvocato Gaetano Inserra e il presidente accoglie anche la costituzione di parte civile dell’associazione Cam Telefono Azzurro con l’avvocato Clara Niola e della Fondazione Polis.

Poi, quando il giudice rinvia l’udienza, la madre di Martina urla: «Era bella come il sole, me l’hanno uccisa».
Alessio Tucci è chiuso in cella e piange, ma a quel punto si scatena la rabbia dei genitori dell’imputato.

«Il padre di Alessio Tucci mi ha minacciato “Ti taglio la testa“, aveva gli occhiali sul viso come fosse il professore vesuviano (Raffaele Cutolo; ndr): dopo avermi ucciso la figlia voleva uccidere anche me», racconta arrabbiatissimo il padre di Martina fuori dal Palazzo di Giustizia.

«Hanno detto che la colpa è mia e che noi siamo stati la rovina della loro famiglia. Lui un giorno potrà uscire dal carcere e godersi la vita mentre mia figlia sta in una lapide e nessuno ha chiesto scusa, né lui né la sua famiglia», tuona Fiorenza Cossentino fuori dall’aula di udienza, che aggiunge: «Dicono che la madre prende gli psicofarmaci. Io ho perso una figlia e non prendo niente».

«Dopo l’omicidio anche le minacce – ha ricordato l’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia Carbonaro – non è possibile che i riflettori su questa famiglia siano accesi solo in occasione del processo. Chiediamo allo Stato degli psicologi che siano presenti in aula e non solo. Questa famiglia ha bisogno di aiuto».

Il 26 maggio, il giorno del primo anniversario della morte di Martina, la famiglia Carbonaro ha organizzato una fiaccolata ad Afragola «dove – dice la madre della vittima – Martina è considerata la figlia di tutti».

Martina aveva solo 14 anni quando è stata uccisa dal suo ex fidanzato Alessio Tucci che non accettava la fine della loro relazione.
La sera del 26 maggio di un anno fa Martina fu portata da Tucci all’interno della casa del custode, abbandonata da anni, da cui uscì cadavere qualche giorno dopo a seguito di incessanti ricerche da parte dei carabinieri.
Tucci confessò l’omicidio solo dopo due giorni.

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