Quello che la famiglia del piccolo Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio scorso al Monaldi dopo due mesi dal trapianto di un cuore danneggiato, ha definito «il percorso di verità» è cominciato ieri nell’istituto di Medicina legale di Bari.
L’incidente probatorio, così come chiesto dall’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, è iniziato sui due cuori coinvolti nel trapianto: quello “bruciato” dal ghiaccio secco espiantato a Bolzano e impiantato a Napoli e quello malato del piccolo Domenico.
Dodici i quesiti che il gip di Napoli, Mariano Sorrentino, ha posto al collegio peritale, composto dai dottori Ugolino Levi, Ferdinando Luca Lorini e Biagio Solarino, per accertare se sia in fase di espianto, di trasporto e di impianto siano state seguite tutte le linee guida e per capire se, dopo il trapianto fallito, ci fossero le condizioni per adottare altre misure anziché tenere il bimbo attaccato all’Ecmo per oltre cinquanta giorni evitando così la compromissione degli altri organi vitali che lo hanno portato alla morte.
In particolare i periti dovranno analizzare le scelte adottate dall’equipe medica del Monaldi relative alla cardiectomia, ovvero all’asportazione del cuore malato, per verificare se poteva essere effettuata prima dell’arrivo dell’organo da impiantare.
«Quello che per noi era un percorso che contavamo che iniziasse oggi, di verità per la famiglia di Domenico, è cominciato. Sappiamo che i periti faranno il massimo per portarlo a termine nel migliore dei modi, e a nostro avviso è cominciato nel migliore dei modi», ha dichiarato il consulente della famiglia Caliendo, Luca Scognamiglio. «Oggi – ha aggiunto – si è proceduto a esaminare, campionare, decidere quali colorazioni effettuare sui campioni biologici e abbiamo iniziato una parte della discussione medico-legale molto preliminare».
Il consulente di parte ha anche sottolineato le «numerose doglianze» di mamma Patrizia e papà Antonio sulla gestione post-trapianto. «È un punto – ha detto – che vogliamo scandagliare a fondo e che analizzeremo nella seconda parte dell’incidente probatorio, perché a quel punto serviranno le piattaforme documentali che non sono ancora state discoverate».
Anche l’avvocato Petruzzi, che ieri era a Roma per un incontro con l’Aido (l’associazione che si occupa di donazione degli organi) ha dichiarato che «finalmente a distanza di quattro mesi dal trapianto e di due dalla morte, è iniziato un percorso al quale tutti noi forniremo un contributo, un percorso che porterà luce sulla verità, dopo mesi e mesi di silenzi e bugie».
Più cauto invece il consulente del primario Guido Oppido, indagato con altri sei medici per concorso in omicidio colposo, e di aver falsificato la cartella clinica insieme alla collaboratrice Emma Bergonzoni.
«Sono stati fatti gli esami di apertura dei cuori, su entrambi i cuori. Il 10 giugno avremo i primi dati, adesso è troppo presto. Li abbiamo visionati macroscopicamente, adesso ci sarà l’esame microscopico il 10 giugno e poi saremo in grado di dirvi qualcosa di più. Adesso diremmo cose che non hanno fondamento scientifico», ha tagliato secco il dottore Vittorio Fineschi.
Ieri è stato solo il primo giorno di incidente probatorio. Il prossimo è previsto il 10 giugno, sempre a Bari, quando si saprà se la lesione dell’organo trasportato da Bolzano è avvenuta per via del congelamento. Mentre poi si procederà ad analizzare il post trapianto.

