Sarà certamente collegato in videoconferenza dal carcere di Sollicciano, come del resto ha sempre fatto durante le quattro udienze preliminari fino a che la sua posizione non è stata stralciata. Comincia stamattina il processo per Romolo Ridosso accusato di concorso in omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo.
L’ex collaboratore di giustizia, che è stato espulso dal programma di protezione perché ritenuto inattendibile anche in altri procedimenti, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato.
Quella di oggi sarà la prima delle tre udienze fissate dal gup Giuseppe Rossi per arrivare almeno a chiudere il secondo tassello sull’assassinio del sindaco pescatore. Stamattina è prevista la requisitoria del pm Elena Guarino, in attesa delle successive udienze dell’8 e del 22 maggio prossimo quando sarà emessa la sentenza.
Romolo Ridosso è una figura fondamentale nell’impianto accusatorio scritto dai vari sostituti che, negli ultimi quindici anni, hanno indagato sull’omicidio di Angelo Vassallo. Una figura che, però, non ha retto al giudizio della Cassazione che, a dicembre scorso, ha ritenuto il pentito di Scafati inattendibile e incongruente.
Le rivelazioni rese agli allora pm Rosa Volpe e Marco Colamonici in ben 19 interrogatori, si sono contraddettte le une con le altre.
A cominciare dal sopralluogo che Ridosso avrebbe fatto ad Acciaroli con suo figlio Salvatore e l’imprenditore dei cinema Giuseppe Cipriano (a processo) due giorni prima dell’assassinio del sindaco.
Il motivo? In un primo momento avrebbe detto che Cipriano gli aveva chiesto di accompagnarlo perché doveva restituire le chiavi di un appartamento al proprietario e poi aveva riferito che sempre Peppe Odeon doveva intimorire una persona.
Ma Ridosso è stato poco credibile anche sul movente dell’omicidio: prima ha detto che Vassallo era stato ucciso perché aveva scoperto un traffico di droga e poi perché aveva negato dei permessi amministrativi a Cipriamo.
Infine era stato incongruente anche sull’esecutore materiale dell’omicidio indicando l’ex brigadierie Lazzaro Cioffi come colui che aveva premuto il grilletto: circostanza esclusa dalle stesse indagini.
La sua contradditorietà è stata fondamentale per il proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo dall’omicidio, deciso poco meno di un mese fa dal gup Rossi, mentre il processo per Cipriano e Cioffi comincerà il prossimo 8 luglio.

