Ieri mattina due pile di barelle pronte ad essere scaricate all’ospedale del Mare, immortalate in una foto scattata dall’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate” che, meno di 48 ore fa, aveva raccolto la denuncia del parente di una paziente costretta a pagare 400 euro per sostare su una barella di un’ambulanza privata per mancanza di lettighe all’interno del pronto soccorso.
Nello stesso momento tre consiglieri regionali di Fratelli d’Italia (Gennaro Sangiuliano, Raffaele Maria Pisacane e la new entry Lea Romano) erano negli uffici della direzione generale per chiedere spiegazioni sulla presunta compravendita di barelle.
Frattanto sui social il presidente dell’associazione che si batte per la tutela del diritto alla salute, Manuel Ruggiero, definiva «tassa sulla sfortuna» quella che (a quanto risulta) avrebbe pagato non solo la donna che ha denunciato ma anche altri pazienti. Come se fosse quasi una prassi. Prassi riscontrata del resto anche da una recente ispezione dei Nas, che solo sabato scorso, avrebbero rivelato la carenza di barelle nella struttura ospedaliera.
Da dove provengono allora le due pile di lettighe scaricate ieri mattina? Di certo saranno state trasferite da una struttura all’altra. Anche perché l’ultima gara bandita dalla Soresa sulla fornitura in noleggio delle barelle “comprensiva di manutenzione full risk e sanificazione da destinarsi alle aziende ospedaliere della regione Campania” risale al 19 gennaio scorso.
La centrale acquisti regionale, però, ha potuto aggiudicare solo sei degli undici lotti previsti nel bando.
I primi cinque dovranno aspettare perché una delle ditte che ha partecipato alla gara non ha presentato la documentazione richiesta dal bando. Un’altra invece ha rinunciato a rinnovare l’offerta per tre lotti che si era aggiudicata già in precedenza Dunque sono stati esclusi.
«Pertanto – si legge nella delibera – si procederà con aggiudicazioni successive in relazione alla conclusione del processo di verifica del possesso dei requisiti».
L’unica aggiudicataria dei sei lotti, inoltre, ha rischiato anche di essere estromessa per un ritardo sulle verifiche antimafia.
Il 5 dicembre scorso la direzione Affari Legali della Soresa ha inoltrato richiesta di informativa antimafia alla Banca Dati Nazionale Antimafia, ma un mese dopo (il 9 gennaio scorso) la richiesta risultava ancora in fase istruttoria.
Decorsi dunque i termini previsti dalla legge per ottenere una risposta (cioè 30 giorni dall’invio della richiesta), la direzione generale della centrale acquisti regionale ha deciso di «procedere comunque all’aggiudicazione «anche in assenza di informativa» e «salvo la revoca della aggiudicazione ovvero il recesso della Convenzione e Accordo Quadro in caso di successivo riscontro negativo».

