Landolfi: “Declino di Salerno? Colpa di tutti”

«Salerno deve uscire sia dal pessimismo che dalla autocelebrazione del bel tempo che fu».
E’ più un monito o un suggerimento? Rivolto a chi?
«È un monito rivolto a quelli come me, alla mia generazione di amministratori e politici, a un tempo che non tornerà mai più. Al fatto che dobbiamo distribuire speranze e non malinconia».

Nicola Landolfi, consigliere comunale per tre legislature, capogruppo dei Progressisti, dirigente provinciale e regionale del Pd ed ex capo staff del dimissionario Enzo Napoli alla Provincia, ha scelto anche stavolta di non candidarsi.

Perché si è dimesso dal suo ultimo incarico?
«Non mi sono mai dimesso, mi hanno detto che non c’era più bisogno di me e me ne sono andato. Tra l’altro, anche sollevato, visto che svolgevo un ruolo diverso dalle mie caratteristiche, che non sono mai state di sottogoverno».

Le sue dimissioni hanno a che fare con quelle dell’ex sindaco?
«Nessun legame. C’ero prima d Napoli e potevo restarci dopo».

Qualcuno dice che le sue dimissioni sono state indotte per anticipare il ritorno di Vincenzo De Luca al Comune. Lo crede anche lei?
«Enzo Napoli ha affermato che lo faceva perché erano cambiate le condizioni politiche. Non credo siano parole che gli sono state estorte. Ha fatto il sindaco per dieci anni. Prima era il capo staff di De Luca e Ancora prima il presidente di un’Azienda pubblic. Ha cominciato ad avere ruoli politici importanti già dalla fine degli anni 70. Gli sono amico e forse si era anche un po’ stancato”.

Il declino della città è diventato lo slogan di tutti i candidati sindaco. La città è in sofferenza e la responsabilità è solo di Enzo Napoli?
«La responsabilità è di tutti quelli che l’hanno amministrata, anche di quelli che si opponevano, molti dei quali erano stati eletti a levante e poi sono andati a ponente. Ma non solo. La città mi sembra declinante in tutti i settori: professioni liberali, imprenditoria, civicness, come la chiamano gli anglosassoni, per responsabilità diffuse e solo parzialmente politiche.

Ad amministrarla è stata anche una classe politica di nuova generazione. Anche loro hanno distribuito malinconia e non speranza?
«Sì, anche loro. Ma lo hanno fatto involontariamente perché si sono trovati a gestire un consenso che non sempre avevano costruito loro ma che hanno legittimamente ereditato, quindi è risultato più difficile gestirlo. Poi si è aggiunto anche qualche limite dovuto all’inesperienza che il tempo gli consentirà di superare”.

Come si può pensare al rinnovamento se molti candidati sindaco e consiglieri sono gli stessi di 30 anni fa?
«Davvero non riesco a comprendere lo spirito che anima chi si candida da 30 anni, costituendo un tappo che non fa crescere nessuno. Le esperienze passate sono alle nostre spalle. Non è vero che ci sono quelli che “hanno i voti”. I voti non sono ontologici e gli spazi vuoti, in politica, non esistono. Non ci sono persone indispensabili per tutte le stagioni a meno che non si abbia a che fare con Piero Calamandrei».

Anche De Luca rappresenta il vecchio?
«In questo momento rappresenta più il nuovo che il vecchio a condizione che curi la crescita di una nuova classe dirigente perché potrebbe avere la capacità di fare da chioccia a quelli che hanno meriti e competenze e che rappresentano cose vere e vive. Tutta l’esperienza che ha maturato lo può rendere maieuta che fa venire fuori ciò che di meglio c’è a Salerno. Io non sono un nostalgico e non dobbiamo pensare che si stava meglio prima. Quella è stata una fase epica”.

Come sarà questa campagna elettorale?
“Le elezioni comunali sono terribili, trasversali. Un mercato. Tutti contro tutti per 32 posti già adesso appannaggio di quasi tutti i candidati sindaco. Oggi almeno in 150 sono convinti di essere eletti, perché chi fa le liste li ipnotizza. Sarà un inferno: quasi converrebbe andarsene un mese in vacanza»

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