Due storie italiane, due protagonisti molto diversi e un filo comune che passa attraverso musica, giornalismo, memoria e impegno civile. Rai Documentari porta al 12° Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo due produzioni dedicate a Gino Paoli e Mino Damato, in programma a Milano da oggi, 16 settembre, fino a domenica 20.
Questa sera, alle 21 al Teatro Litta, sarà presentato in anteprima mondiale Senza Fine – Quella soffitta sul mare, prodotto da Tebeia in collaborazione con Rai Documentari e diretto da Francesco Eramo Puoti. Il film, inserito nella sezione Eventi speciali-Panorama Fuori Concorso, sarà poi trasmesso in prima visione venerdì 18 settembre su Rai3 alle 15.
Il documentario intreccia musica, memoria e materiali d’archivio per ricostruire la figura di Gino Paoli, uno dei cantautori più influenti della musica italiana. Nella soffitta di Boccadasse, l’Affabulatore interpretato da Alessio Boni ripercorre la vicenda umana e artistica di Paoli confrontandosi con il Narratore di Tullio Solenghi, il Giornalista di Pino Strabioli e la Musa di Eleonora Puglia.
Sul fondo c’è la Genova del dopoguerra, il fermento culturale della scuola genovese e il rapporto con Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Fabrizio De André. Poi gli anni del boom economico, il successo di brani come Il cielo in una stanza e Sapore di sale, le relazioni sentimentali, le fragilità e lo spartiacque del 1963 segnato dal tentato suicidio.
Il film cerca soprattutto l’uomo dietro l’artista, fino agli anni delle trasformazioni culturali del Sessantotto e del progressivo allontanamento dalle scene. Ne emerge il ritratto di una personalità inquieta e irregolare, capace di trasformare le proprie fragilità in musica e in canzoni destinate a rimanere nel tempo.
Sabato 19 settembre, sempre al Teatro Litta, alle 19.10 sarà invece la volta di Gridare agli anni luce, prodotto da Undicidue3 in collaborazione con Rai Documentari e diretto da Andrea Damato.
Il film parte da un’immagine insolita: l’asteroide 121019 Minodamato, che porta il nome del giornalista, e da lì costruisce un viaggio nelle molte vite di Mino Damato attraverso lo sguardo del nipote. Inviato nei conflitti del Novecento, volto popolare della televisione e protagonista di un intenso impegno civile, Damato viene raccontato attraverso materiali d’archivio, testimonianze e memoria familiare.
Uno dei passaggi centrali riguarda la Romania post-Ceaușescu e l’incontro con la tragedia degli orfani sieropositivi, esperienza che segnò profondamente il suo percorso personale e professionale. Il documentario ricostruisce così il rapporto tra uomo pubblico e dimensione privata, tra giornalismo, televisione e impegno civile, fino a restituire una figura difficile da racchiudere in una sola definizione.
Con questi due titoli Rai Documentari porta al Festival due modi diversi di raccontare il Novecento italiano e la sua eredità: da una parte la musica di Gino Paoli, dall’altra il giornalismo e l’impegno civile di Mino Damato. Due percorsi lontani, uniti dalla capacità di lasciare un segno profondo nel proprio tempo.


