Luca Esposito bruciato vivo

SALERNO – Il dubbio più atroce purtroppo sembra si stia trasformando in una certezza. Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo trovato carbonizzato la notte tra sabato e domenica scorsa in un terreno agricolo di contrada Cioffi ad Eboli, non era ancora clinicamente morto quando il suo corpo è stato dato alle fiamme. L’autopsia, effettuata martedì pomeriggio dal medico legale Gabriele Casaburi nominato dalla procura di Salerno, avrebbe rivelato tracce di fumo nei polmoni in quantità tale da provocargli un’ “asfissia meccanica violenta”.
Ciò non significa che Luca era cosciente nel momento in cui è stato bruciato, perché le percosse ricevute sono state talmente violente da fratturargli le ossa del viso (la mandibola in particolare) e il cranio. Probabile quindi che abbia perso coscienza per molto tempo, al punto da far credere agli assassini che fosse già morto. Da qui dunque la decisione di cospargere del liquido infiammabile sul corpo della vittima ed appiccare il fuoco.
Questa triste ipotesi potrà comunque essere confermata solo quando la procura di Salerno, che mantiene il più stretto riserbo sulle indagini, leggerà la relazione dell’autopsia in procinto di essere consegnata dal medico legale. Prima di allora però sono necessari ulteriori analisi sul cadavere di Luca relativi al Dna e all’assunzione eventuale di sostanze stupefacenti.
Proprio ieri una delle due sorelle di Luca è stata sottoposta a prelievo del Dna per compararlo con quello della vittima ed avere così la certezza ufficiale e scientifica che l’uomo carbonizzato sia effettivamente Luigi “Luca” Esposito, sebbene le protesi dentarie rinvenute risultino compatibili con quelle indicate dall’odontotecnico che aveva in cura il giornalista.
Intanto dal punto di vista investigativo, i carabinieri continuano a battere la zona in cui è stato ritrovato il corpo del giornalista alla ricerca soprattutto del telefonino della vittima e dell’oggetto contundente con cui gli assassini avrebbero massacrato di botte Luca Esposito. Nella zona ci sono molti canali consortili che nei prossimi giorni i sommozzatori potrebbero perlustrare.
Così come si cerca una traccia visiva della presenza di Luca in auto (e di un suo eventuale accompagnatore) all’interno delle immagini catturate dalla telecamera privata dell’allevamento bufalino dell’azienda “Jemma”, acquisite martedì scorso ma dalle quali non si riesce ad individuare con chiarezza né quante persone ci fossero all’interno né tantomeno i volti. I tecnici informatici dei carabinieri stanno lavorando sui frame per schiarirli e pulirli dalle imperfezioni nel tentativo di mettere a fuoco la persona o le persone all’interno dell’abitacolo.
Nelle immagini del sistema Dvr privato si vedono parecchie auto passare lungo la Sp 416 e tra queste sicuramente ci sarà anche la Lancia Y bianca. Ma a che ora? Forse alle 22 o poco più tardi. L’ultimo accesso Whatsapp risale alle 22.47. A quell’ora Luca era ancora vivo. Poi ha trovato la morte nel modo peggiore possibile. Da innocente, inconsapevole del pericolo a cui stava andando incontro.

Torna in alto