“Wow!” di Martin Parr al Tempio di Pomona

“Wow!”. Nessun altro titolo è più adatto di questo per presentare la mostra di uno dei più influenti e originali interpreti della fotografia contemporanea. Perché di fronte all’arte di Martin Parr non si può non rimanere di stucco, catturati dalla vivacità dei suoi colori e dalla capacità di denunciare le bruttezze della società con immagini ironiche, colorate e, perché no, in un certo senso anche trasgressive.
Ecco dunque che, a pochi giorni dalla morte del fotografo britannico, scomparso a 73 anni sabato scorso nella sua abitazione di Bristol, il Fondo Welfare culturale di Fondazione della Comunità Salernitana Ets, in collaborazione con l’Associazione culturale Tempi Moderni e Yeast Photo Festival, presentano “Wow!”, la mostra che dal 13 dicembre 2025 è allestita al Tempio di Pomona a Salerno e ci rimarrà fino al prossimo 11 gennaio.
Wow!” è una mostra ispirata all’omonimo libro della collana “Il Mondo nei tuoi occhi”, che invita bambini, famiglie e adulti a esplorare le fotografie di Martin Parr attraverso accostamenti ironici e sorprendenti. Le immagini, tratte dal vasto archivio dell’autore, diventano occasioni di gioco visivo e stimolo alla curiosità: un percorso che aiuta a sviluppare uno sguardo critico e consapevole sulle immagini.
Il progetto, curato da Jan von Holleben ed Edda Fahrenhorst, riflette infatti l’approccio educativo di Kidslove Photography e la visione di OTM Company nella produzione di contenuti fotografici per il pubblico più giovane, pienamente condiviso dagli organizzatori.
Definirlo fotografo è riduttivo, perché Martin Parr ha inteso la fotografia come strumento di analisi sociologica con cui è stato capace di documentare il passaggio storico- sociale dall’industria pesante a una società dominata dal consumo e dai servizi.
La sua è una fotografia che non si è mai fermata alla semplice osservazione, ma è stata sempre un atto di critica verso gli aspetti più burrascosi e spesso nascosti della vita quotidiana: un commento acuto e fine al consumo sfrenato e alla modernità spesso vuota di significato. Ecco perché era solito definirsi «un documentarista che affronta soggetti seri travestiti da intrattenimento», con uno stile tipico solo dei grandi artisti che accordava un’ironia tagliente a un’analisi delle abitudini e delle ossessioni contemporanee.
Non a caso diresse nel 1999 il film “Think of England”, in cui esplorava le attività ricreative e i luoghi comuni della cultura inglese, rivelando le contraddizioni e le sfumature di un’identità nazionale spesso stereotipata.

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