Mondo – La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase ancora più pericolosa
Il confronto tra Washington e Teheran si inasprisce ulteriormente. Dopo le nuove minacce del presidente Donald Trump, l’Iran ha avvertito che qualsiasi attacco contro i suoi impianti nucleari verrebbe considerato come «un’estensione del conflitto», con conseguenze dirette contro interessi statunitensi e dei Paesi alleati in tutta la regione. Il monito arriva dal Comando Centrale Khatam al‑Anbiya, ripreso dall’agenzia Mehr, in risposta alle dichiarazioni del presidente Usa che ha evocato bombardamenti su infrastrutture strategiche, inclusa la base nucleare di Pickaxe Mountain. Il presidente americano ha rilanciato la linea dura con un messaggio pubblicato sul suo social Truth: «Da questo momento in poi, ogni volta che l’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, che si tratti di missili, razzi, droni o qualsiasi altro dispositivo o arma, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica, inclusi quelli situati vicino o all’interno della capitale, Teheran». Una minaccia diretta che amplia il perimetro degli obiettivi potenziali, includendo infrastrutture civili e strategiche nella capitale iraniana. La replica iraniana è stata immediata e durissima. Secondo il Comando Centrale, un attacco americano ai siti nucleari: sarebbe considerato «un’estensione del conflitto»; trasformerebbe tutti gli interessi statunitensi e dei sostenitori in bersagli; provocherebbe una «potente risposta» delle forze armate della Repubblica Islamica. Una posizione che conferma il rischio di un’escalation regionale, con possibili ritorsioni contro basi Usa, infrastrutture energetiche e alleati di Washington. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno confermato nuovi attacchi contro obiettivi militari iraniani, per l’undicesima notte consecutiva. Il Us Central Command ha spiegato che i raid mirano a: «degradare le capacità dell’Iran di minacciare le imbarcazioni commerciali nello Stretto di Hormuz». Lo Stretto, snodo cruciale per il traffico energetico mondiale, è al centro di tensioni crescenti, con episodi di attacchi, sequestri e blocchi navali. La combinazione di minacce, raid e avvertimenti reciproci alimenta un clima di instabilità che coinvolge: lo Stretto di Hormuz, già teatro di incidenti; le basi americane nella regione; gli alleati di Washington, esposti a possibili ritorsioni; le infrastrutture energetiche, vulnerabili a sabotaggi e attacchi. Il rischio che un singolo attacco possa trasformarsi in un conflitto più ampio è oggi più concreto che mai.

