Stop a Nonno in consiglio regionale. Ma il caso non è chiuso

NAPOLI – Oggi doveva essere il suo primo giorno in consiglio regionale ed invece l’ingresso di Marco Nonno è ancora in stand by.
La giunta delle elezioni, presieduta da Massimiliano Manfredi ieri ha preso atto delle dimissioni del viceministro agli Esteri, Edmondo Cirielli, da consigliere regiobale e capo dell’opposizione ma ha bloccato l’ingresso del primo dei non eletti di Fratelli d’Italia, per via di una condanna a due anni passata in giudicato per resistenza a pubblico ufficiale durante gli scontri a Pianura (suo quartiere di origine) contro la riapertura della vecchia discarica.

Il no della giunta delle elezioni è solo momentaneo, anche se la pre-istruttoria condotta dopo aver interloquito con Tribunale e Corte d’Appello di Napoli, porterebbe a sancirne definitivamente l’esclusione.
Nonno, infatti, dopo la decadenza del 2020 da consigliere aveva fatto ricorso al Tribunale di Napoli. Ricorso che gli era stato rigettato e che la giunta delle elezioni ha acquisito. Però il dubbio sull’ingresso di Nonno in consiglio regionale non è legato solo a questioni giuridiche, ma anche politiche.

Dopo lo strappo tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, causato dall’assegnazione di una commissione speciale alla Lega anziché ai forzisti, seguita dalla querelle sulla nomina del capo dell’opposizione che escluderebbe di nuovo i forzisti in favore del meloniano Gennaro Sangiuliano, il coordinatore regionale azzurro Fulvio Martusciello aveva già anticipato che qualcuno tra i meloniani stesse cercando di impedire l’ingresso di Marco Nonno in consiglio regionale e aveva anche annunciato l’ennesima battaglia.

Dal suo canto, qualche giorno dopo Nonno aveva dichiarato a Linea Mezzogiorno di avere il casellario giudiziale pulito e di poter contare anche sull’appoggio dei vertici del partito, Arianna Meloni e Giovanni Donzelli.
«Chi si mette contro il mio ingresso, si mette contro il partito», aveva detto.

Ebbene, i consiglieri di Fratelli d’Italia, a quanto pare, si sarebbero allineati (forse). Visto che è stato proprio Raffaele Maria Pisacane , componente meloniano della giunta delle elezioni, a proporre un’istruttoria aggiuntiva prima di prendere una decisione definitiva: richiesta che è stata accordata all’unanimità dalla giunta che sarà riconvocata prima della seduta straordinaria monotematica del consiglio regionale sulla morte del piccolo Domenico Caliendo fissata per il prossimo 8 aprile.

Di Marco Nonno, come è ben nota la sua passione per Mussolini, il fascismo e il saluto romano, è altrettanto risaputo non essere una persona gradita al viceministro Cirielli.
Quando nel 2024 sfida Diego Militerni alla segreteria napoletana del partito e stravince con il doppio dei voti, la sopresa (o l’imbarazzo) di Fratelli d’Italia porta i vertici del partito a blindare i congressi che, l’anno successivo, dovranno celebrarsi negli altri quattro capoluoghi di provincia campani.
L’obiettivo è non trovarsi di nuovo a fronteggiare il caso Nonno-Napoli e allora i meloniani optano per scegliere prima della fase congressuale il candidato unitario.

Adesso è di nuovo il caso Nonno a dover fronteggiare in un momento particolare per il partito della premier, alle prese con la bocciatura al referendum, le dimissioni dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro e con la resistenza della ministra Daniela Santanché. Oltre a dover correre alle prossime amministrative con una mini coalizione dove peserà l’assenza di Forza Italia.

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