Era andata a scuola regolarmente. Poi il nulla. È scomparsa da sei giorni Suamy Rispoli, 16 anni, che da gennaio era ospite di una casa famiglia di Portici.
La notizia della sua scomparsa si è diffusa solo ieri, quando sua madre, Jole Maselici, ha lanciato un appello di aiuto sui social per ritrovare sua figlia.
Le indagini invece sono partite il 2 dicembre scorso quando, la direttrice della casa famiglia, non vedendo rientrare la ragazza, ha denunciato la scomparsa ai carabineri dicendo che il telefono di Suamy risulterebbe staccato dalle 14.30 del giorno della scomparsa.
«È la prima volta che si comporta in questa maniera – ha detto ai militari la direttrice della struttura – non ha mai dato segni di squilibrio».
Secondo la madre, invece, Suamy avrebbe contattato un’amica il giorno successivo la scomparsa dicendo che non la dovevano cercare. Come è possibile se il suo cellulare risulta staccato già poche ore dopo l’uscita da scuola, quando della ragazzina si sono perse le tracce?
In questi lunghi sei giorni gli inquirenti hanno ascoltato i genitori di Suamy ed i suoi compagni di scuola. E sembra che la ragazzina appariva serena e tranquilla. Diversa invece la versione resa dall’avvocato Giovanni Micera, che assiste la madre di Suamy.
Il legale della donna racconta di aver più volte richiesto un rafforzamento della sorveglianza della sedicenne all’interno della casa famiglia, perché – secondo le sue dichiarazioni – Suamy avrebbe qualche problema cognitivo che la renderebbe facile preda di malintenzionati. «Nonostante le difficoltà e le problematiche di Suamy – spiega l’avvocato – non è mai stato nemmeno avviato un percorso psicologico, che pure sarebbe stato necessario. La nostra speranza è che Suamy si sia allontanata di sua spontanea volontà, ma siamo seriamente preoccupati su cosa possa esserle accaduto».
Chi era allora Suamy? Una ragazzina tranquilla che non aveva mai dato segni di squilibrio, come afferma la direttrice della struttura di accoglienza, oppure una teenager fragile con difficolta cognitive che, nonostante la giovane età, aveva una vita difficile?
Suamy Rispoli era stata affidata alla casa famiglia di Portici da quasi un anno, da quando cioè il tribunale dei minori aveva sospeso la responsabilità genitoriale e disposto un tutore legale dopo l’allontanamento della ragazzina dal nucleo familiare.
Suamy avrebbe infatti denunciato diverse violenze in ambito familiare, sulle quali non sarebbero però stati trovati riscontri e, alla fine, sarebbe stata allontanata dalla famiglia per evasione scolastica. Una famiglia comunque non facile la sua: sia il padre che l’attuale compagno di sua madre avrebbero infatti dei precedenti penali.
«Mia figlia è fragile – aggiunge sua madre nell’appello lanciato sui social e confermando la versione del suo legale -. Ho paura che le sia accaduto qualcosa, aiutatemi a ritrovarla».
Poi la donna si scaglia contro la casa famiglia che ospitava la ragazzina. «Doveva essere al sicuro, protetta – aggiunge – ed invece non so che fine abbia fatto mia figlia. Io e il papà di Suamy, dal quale sono separata, siamo disperati».
Sua madre era stata nella struttura il giorno precedente la scomparsa. Racconta che stava cercando di ricostruire un rapporto con sua figlia e che la ragazza le era apparsa già molto agitata.
Di contro, la direttrice della struttura nella denuncia presentata ai carabinieri sostiene che Suamy non aveva con sè né soldi né vestiti né tantomeno documenti e che la mattina del 2 dicembre sarebbe uscita per andare a scuola indossando una maglietta blu, un jeans ed un pellicciotto nero, ed aveva con sé solo lo zaino della scuola. Come faceva del resto tutte le mattine.
Ma la madre sembra ancora nutrire dubbi. «Mi è stato detto dalla struttura – tuona – che mia figlia non aveva nulla. Allora, se voleva scappare, perché è andata regolarmente a scuola? – si chiede -. Ho tante domande, ma poche risposte e nessuno sa dirmi nulla».
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