ROMA – Prudenza sì, ma anche tanta fiducia.
Ieri il ministro della Sanità. Orazio Schillaci, intervistato da RaiNews24, è tornato a parlare del piccolo Tommaso. Lo ha fatto prima che l’equipe del Monaldi rimandasse ad oggi una seconda valutazione sull’operabilità del piccolo, lasciando ancora in dubbio la possibilità di un eventuale altro trapianto.
«Siamo vicini al bambino, alla sua famiglia e speriamo ancora che si possa trovare una soluzione per questo piccolo paziente che sta soffrendo», ha dichiarato Schillaci, che ha ribadito anche la necessità di fare chiarezza su quanto accaduto prima, durante e dopo il trapianto.
«Ci vuole prudenza, dobbiamo aspettare i risultati – ha detto -. Abbiamo fiducia nella magistratura e nei carabinieri dei Nas. Gli ispettori del ministero faranno, come hanno sempre fatto, il loro dovere. Poi trarremo le conclusioni».
Schillaci ammette che il caso del piccolo Tommaso rischia di creare un “effetto rebound”, cioè un “effetto rimbalzo” in senso peggiorativo sul sistema trapianti e «capire cosa è successo al Monaldi» è importante anche «per non far perdere la fiducia dei cittadini verso un atto di grande altruismo che è quello di donare», ha spiegato.
«Negli ultimi anni – ha ricordato – abbiamo fatto campagne e il risultato è stato evidente perché il numero di donazioni è aumentato in molte regioni. Vogliamo continuare su questa strada, ma perché ciò avvenga è importante fare chiarezza e togliere ogni dubbio».
Chiarezza che il ministro chiede anche nel rapporto tra medici e familiari del paziente. «Lealtà e chiarezza da parte dei medici – ha detto – sono necessari anche quando gli interventi non danno il risultano sperato».

