Sassonia-Anhalt, il voto che scuote l’Europa: l’ultradestra avanza tra paure, nostalgie e fallimenti politici

BERLINO – Il panico è arrivato prima dei numeri: “Hanno vinto i nazisti”. Poi la realtà, più complessa, più amara. La Sassonia-Anhalt conta poco più di due milioni di abitanti, un frammento della Germania, un quarantesimo della popolazione nazionale. Un territorio che non si è mai sentito davvero parte del resto del Paese: non prussiano, non bavarese, non renano. Un’isola nel cuore dell’Europa. È un Land anziano, con un’età media di 47 anni, quasi italiana. I giovani sono partiti, centinaia di migliaia, in cerca di stipendi migliori: qui il reddito pro capite è 42.500 euro, contro i 51-59 mila della media tedesca. I salari sono più bassi dell’11,4%. E quando un territorio si svuota, si impoverisce e si sente dimenticato, la politica diventa terreno fertile per chi offre nemici semplici e soluzioni semplicistiche. Il trionfatore, Ulrich Siegmund, è un uomo che guarda a Mosca. Convinto che la guerra in Ucraina sia stata “voluta dall’Europa” e che Putin sia un pacifista, ha costruito la sua campagna su un bersaglio immaginario: il migrante fantasma, simbolo del decadimento tedesco, della “razza pura” che si sarebbe corrotta. Non parla degli ucraini che guidano i taxi, né dei siriani che lavorano negli ospedali. Vuole cacciare il migrante che non c’è, quello che nella narrativa dell’ultradestra “stuprerà, ruberà, distruggerà”. E una parte delle famiglie sassoni lo trova sensato. Come trova sensato che i bambini con handicap vengano messi in classi separate, lontano dai “normali”. Segregazione, ma “a fin di bene”. Il risultato è anche un enorme schiaffo al cancelliere Friedrich Merz. Da anni, per frenare le destre, ha inseguito le destre: riarmo tedesco per compiacere i nostalgici del nazionalismo, flirt con Giorgia Meloni per mostrarsi duro sui migranti, sostegno all’Ucraina proclamato, ma aeroporti vulnerabili ai droni di dilettanti con visti turistici. La sua strategia è fallita. E il voto sassone lo certifica: la CDU è crollata, e la Germania orientale non crede più alle promesse di Berlino. Il voto di Sassonia-Anhalt è un messaggio che attraversa il continente. Non riguarda solo l’AfD, ma la crisi della sinistra, incapace di dire con chiarezza: né Trump, né Netanyahu, né Putin, i migranti servono, perché fanno lavori che rifiutiamo, spesso essenziali, i loro crimini sono spesso il prodotto della ghettizzazione, della marginalità, della criminalità che li sfrutta. È tempo di ricordare che siamo europei, non più: francesi o inglesi colonialisti, tedeschi che hanno scatenato due guerre civili nel continente, italiani che hanno cambiato alleanze fino a consegnarsi ai nazisti. Europei: il continente che ha messo fine alle guerre di religione, che ospita il Tribunale Penale Internazionale, che ha incriminato Putin e Netanyahu, che vieta la pena di morte, che tutela i diritti civili, che investe nella sanità pubblica. Ci diranno di indossare “mutande di lamiera”, di vivere nella paura. E più seguiremo quel consiglio, meno saremo capaci di spiegare, convincere, togliere voti ai tanti Siegmund. Perché Siegmund non è solo ultradestra: è anche No Vax, seguace di guru che vendono beveroni miracolosi contro il cancro, vitamine contro difterite e morbillo. È uno che mastica “economia alternativa”, quella che promette il tramonto dell’euro mentre la moneta europea regge meglio del dollaro. Sono gente comune, i vincitori in Sassonia. Con la pancia piena di integratori costosi, con i bambini biondi affidati alla famiglia prima che alla scuola pubblica. Ce ne libereremo solo ritrovando noi stessi, dicendo la verità, vincendo la paura.

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