Resta in carcere Gennaro Santamaria, il dirigente del Comune di Benevento arrestato in flagranza lunedì scorso mentre intascava una tangente di quattromila euro da un imprenditore che lo aveva denunciato facendo scattare la trappola dei carabinieri. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Benevento, Maria Amoruso, di fronte a cui ieri mattina era fissata l’udienza di convalida della misura. Accompagnato dai difensori di fiducia, gli avvocati Antonio di Santo e Matteo De Longis, Santamaria si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Ma per lui hanno parlato le registrazioni delle conversazioni tenute nei mesi precedenti con l’imprenditore che lo ha denunciato.
«Zero vale zero»
Il 29 gennaio scorso dirigente e imprenditore si incontrano al bar di una libreria. L’imprenditore gli chiede perché le sue pratiche risultano ancora bloccate dall’ufficio tecnico del Comune. «Ma ci sei o ci fai?», risponde Santamaria, che gli ribadirebbe la richiesta di 70mila euro per sbloccare la situazione. «Mi dici zero e io vado a dire zero – aggiungerebbe – ma ovviamente zero significa zero e porta a zero». È questa la frase estrapolata dalla registrazione delle conversazioni che ha spinto il gip a confermare l’accusa di concussione contestata dal pm Maria Colucci e a disporre il carcere per Santamaria.
La «spregiudicatezza»
La descrizione che il gip fa dell’atteggiamento di Santamaria è chiara. Il dirigente, in un primo momento, avrebbe creato «un rapporto di fiducia» con l’imprenditore mostrandosi interessato a capire dove fosse il problema ed a cercare una soluzione. Poi, in un secondo momento, avrebbe «fatto leva sulla sua posizione e sulla sua influenza per chiedere un compenso che avrebbe sbloccato definitivamente le istanze» della vittima. Da qui poi quella «certa arguzia» dimostrata quando avrebbe chiesto all’imprenditore di non portare con sé il telefono durante i loro incontri.
L’incontro decisivo
Lunedì scorso l’imprenditore e il dirigente si incontrano in un bar. Il primo ha il denaro in contanti segnato dai carabinieri ed una microcamera. Entra nell’auto di Santamaria, dove avviene lo scambio di denaro. Poco dopo il dirigente sarà fermato e gli troveranno nei pantaloni anche un foglio su cui era stata disegnata una tabella che riportava le nove pratiche bloccate dell’imprenditore e, affianco la somma di denaro che avrebbe dovuto sborsare per sbloccarle. Nella cassaforte di casa gli troveranno 157mila euro divisi in buste da 5.000 ognuna, un assegno da 10mila euro e orologi di lusso.
«Gli altri amici»
Santamaria aveva fatto intendere all’imprenditore che lo sblocco delle pratiche non dipendeva solo da lui ma da altre persone. «Cioè – gli fa presente a gennaio scorso – io sto facendo tutto un lavoro e credimi che mi costa pure, però visti i rapporti personali che ho e la posizione che ho, me lo possono pure consentire. Se c’è reciproca fiducia, da cosa nasce cosa».
Chi sono questi «altri amici»?

