L’intesa c’è al punto che anche a Roma ci si aspetta «un cambio di passo» che mai si era auspicato prima. In verità Orazio Schillaci ha proprio dichiarato di crederci in questa svolta che porta il nome di Roberto Fico sulla nuova governance della sanità campana.
Il piano di rientro
Ospite di un incontro sulla digitalizzazione in sanità, il ministro della Salute ha lasciato intendere che ci sono tutti i presupposti per uscire dal piano di rientro.
«Ci siamo visti più di una volta con il presidente Fico, stiamo lavorando in quella direzione», ha detto, confermando del resto quello che già aveva detto il viceministro agli esteri Edmondo Cirielli (Fdi) prima di dimettersi da capo dell’opposizione in consiglio regionale. E confermando, tra l’altro, anche quanto dichiarato dal presidente Fico subito dopo l’approvazione del bilancio in giunta.
Manovra che ha riservato circa il 70 per cento delle risorse economiche proprio al comparto sanitario, delega che Roberto Fico ha voluto per sé non solo per far quadrare i conti.
Le liste d’attese
La “rivoluzione” del presidente pentastellato (più che Campo largo) sta anche in una delibera più recente che modifica la composizione dell’Unità centrale di gestione dell’assistenza sanitaria e dei tempi e delle liste di attesa, da cui sono stati estromessi i direttori generali delle varie aziende sanitarie, ospedaliere ed universitarie. Evitando così l’abitudine – spesso utilizzata in politica – di fare del controllato il controllore e viceversa. Abitudine che sulle liste d’attesa ha creato non pochi fastidi al suo predecessore. Uno dei gli ultimi atti fatti da Vincenzo De Luca, prima del passaggio di consegne al nuovo governo Fico, è stato denunciare la trasmissione Rai Report che aveva gettato ombre sulla riduzione dei tempi di attesa annunciata tra i risultati «straordinari» dei suoi due mandati.
Anche la gestione liste d’attesa è stata apprezzata da Schillaci. «L’interlocuzione è ottima anche su questo aspetto delle liste d’attesa – ha affermato il ministro -. Mi aspetto il cambio di passo e sono certo che ci sarà perché le liste d’attesa rappresentano veramente per i cittadini la parte meno bella del nostro servizio sanitario nazionale che io difendo perché è veramente pieno di tante eccellenze».
La digitalizzazione
Se il governo Meloni, come dice Schillaci, si «può portare un migliore accesso alle cure, più equità, minori discrepanze tra le varie regioni, anche tra le aree urbane e i piccoli centri. Una sanità più efficiente, più moderna, più vicina ai cittadini, ed è in questa direzione che il Governo «si sta muovendo» verso un modello di sanità sempre più digitalizzato «perché la digitalizzazione in sanità può portare un migliore accesso alle cure, più equità, minori discrepanze tra le varie regioni, anche tra le aree urbane e i piccoli centri», la Regione Campania ha appena stanziato oltre cinque milioni (tra fondi europei, nazionali e regionali) nella digitalizzazione dei servizi sanitari allo scopo di «ridurre il gap tra domanda ed offerta».
Le accuse al Governo
Mentre Fico e Schillaci sembrano trovarsi dalla stessa parte, la Cigl sferra l’attacco in occasione della presentazione del libro di Rosy Bindi “Una sanità uguale per tutti” organizzata dallo Spi Cgil Campania. Se da ex ministro alla Sanità, la Bindi ha rivendicato l’importanza di avere una sanità pubblica in Italia, dall’altro il segretario Cgil Ricci ha annunciato una raccolta firme per una legge per una sanità più pubblica che privata.

