Se è stata una gaffe oppure un fraintendimento – come è accaduto sulla frana di Sarno quando si è scagliato contro Bassolino non ancora diventato presidente di Regione – si saprà nei prossimi giorni. Quando sicuramente ci sarà qualcuno che replicherà infastidito (Vincenzo De Luca?).
Fatto sta che per Gennaro Sangiuliano il Teatro Verdi di Salerno non meriterebbe la stessa importanza (economica) del Teatro San Carlo di Napoli.
I due milioni di contributi previsti dal bilancio di previsione della giunta Fico per il teatro salernitano rientrano nella lista delle «ombre» stilata dal capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale.
«Non condividiamo l’aver attribuito al Teatro Verdi di Salerno un contributo di due milioni che appare troppo elevato, considerandolo quasi alla pari del Teatro San Carlo», dichiara Sangiuliano usando il plurale maiestatis e dunque facendosi portavoce del pensiero del gruppo che guida.
Chissà se anche il viceministro salernitano Edmondo Cirielli (ex capo dell’opposizione in consiglio regionale) la pensa come l’ex ministro della Cultura che, stando alle sue dichiarazioni (e forse anche alla sua esperienza di governo), crede che esistono vari livelli di cultura. E che evidentemente il Verdi di Salerno non occupa, secondo l’ex ministro, lo stesso livello del San Carlo di Napoli.
Se qualcuno volesse interpretare male le sue parole ed accusarlo di napolicentrismo non avrebbe alcuna difficoltà a farlo, visto e considerato che nella lista delle «ombre» di Sangiuliano è finito pure il Giffoni Film Festival. In questo caso, però, la cultura ed i gironi sangiulianesi non c’entrano molto.
A pesare sul giudizio di «inopportunità» dell’ex ministro sui finanziamenti stanziati dalla Regione sono «i procedimenti penali e contabili in corso».
Sangiuliano si riferisce ad un’inchiesta della Corte dei Conti che, ad ottobre 2024, contestò al patron della manifestazione un danno erariale di circa mezzo milione di euro relativo ad un «indebito uso di finanziamenti pubblici di fonte comunitaria, e gestiti dalla Regione Campania, per l’esecuzione del servizio di movimentazione di ospiti e giurati nelle edizioni del festival dal 2016 al 2022».
In realtà la querelle a distanza tra Gubitosi e Sangiuliano era scoppiata già qualche mese prima della pubblicazione della notizia relativa alle contestazioni della magistratura contabile. Era il 30 luglio 2024, quando il patron del festival, accusò sulle pagine del quotidiano “Il Foglio”.
«Sangiuliano vuole punirci», tuonò Gubitosi, additando il motivo della punizione nel sostegno che aveva dato a Vincenzo De Luca (allora governatore).
L’ex ministro, allora ancora capo del dicastero della Cultura, pubblicò un bando con cui veniva messo un tetto di 400 mila euro ai contributi erogabili a un festival cinematografico, mentre il Gff nel 2023 ne totalizzava 950 mila.
Presunti campanilismi a parte, tra le «ombre» di Sangiuliano finisce il settore cinematografico campano in generale. In barba alla cultura.

