Armando Zambrano è il candidato sindaco della coalizione di centro, disegnata e voluta dal coordinatore di Forza Italia, Fulvio Martusciello, e condivisa da quella parte di centristi che hanno rotto il tavolo del Campo (semi) largo per abbracciare un progetto.
Un progetto che farà di Salerno un caso politico, perché è la prima volta nella storia della seconda Repubblica che il centrodestra, creato da Silvio Berlusconi, non è unito.
Ironia della sorte, la spaccatura a Salerno viene ufficializzata proprio il giorno in cui il governo Meloni capitola sotto la bocciatura del referendum sulla giustizia. A cui anche Forza Italia aveva prestato il fianco al SI, ma in Campania le cose – dal punto di vista strettamente politico – sono andate in maniera diversa.
Complice l’affronto subito in consiglio regionale sulla ripartizione delle commissioni speciali, i tavoli provinciali sono saltati. E così per la prima volta dal trenta anni, Forza Italia si intitola la guida di un percorso «ambizioso» che punta alla politiche del 2027 facendo risorgere la «casa dei moderati», mentre Fratelli d’Italia siede dall’altro lato della barricata.
Oggi i meloniani dovrebbero ufficializzare la candidatura di Gherardo Maria Marenghi. La Lega dovrebbe sostenerla, sulla scia dell’accordo in Regione, ma il Carroccio perde pezzi un. po’ ovunque: in Regione con Mimì Minella passato con gli azzurri. e al comune di Napoli, con l’adesione di Domenico Brescia a Noi Moderati, che comunque affiancherà Fdi. A Salerno, il Carroccio conta ancora su Dante Santoro, che faticherebbe non poco a mettere su una lista
A Pagani, invece, quella di Nicola Campitiello (cognato di Cirielli) è stata la prima testa che Forza Italia ha fatto saltare rompendo le alleanze. I forzisti si concentrano su Massimo D’Onofrio. Infine, il veto sui simboli ad Avellino è stato il pretesto per spaccarsi anche su Laura Nargi, candidata degli azzurri.
Ma Salerno si appresta a diventare un caso anche perché non si era mai visto prima d’ora che la moderna area riformista, nata sull’asse Gaetano Manfredi-Matteo Renzi (che tanto ha infastidito Vincenzo De Luca), potesse allearsi con i berlusconiani. Stesso discorso vale anche per Azione di Calenda, che però vista la sua idiosincrasia per i 5Stelle non meraviglia.
Torna invece nella casa di origine l’ex Dc Clemente Mastella, memore dei tempi in cui il suo CCD (fondato con Pierferdinando Casini) aderì al Pdl di Berlusconi, salvo poi piazzarsi nell’Ulivo di Prodi dieci anni dopo e diventare ministro della Giustizia. Un tuffo nel passato anche per l’Udc, che a Salerno ha il nome di Mario Polichetti). E, in uncerto senso, torna «a casa» anche Alfonso Andria, ex presidente della Provincia e protagonista venti anni fa dell’Ulivo che sfidò a Salerno i progressisti di De Luca senza riuscirci.
Per ultimo, Salerno diventa un caso perché, dopo decenni, si riaffaccia sulla scena politica quel Terzo Polo, agognato da tanti a Roma ma che finora non è mai nato.

