Salerno: Mancano Pd e socialisti ma il campo largo c’è

SALERNO – Il Campo largo c’è. Non è altrettanto largo come quello che alla Regione ha sostenuto Roberto Fico ma quello che c’è si presenta ufficialmente come solido, compatto. Con un unico obiettivo: essere la vera alternativa al «sistema di potere che per trenta anni ha governato Salerno». E con un metodo «rivoluzionario»: parlare direttamente ai cittadini e «riportare la democrazia partecipata» a Salerno «soggiocata da un sistema di potere accentratore e clientelare».


Quasi un Ulivo 2.0, che nel 2006 permise a Romano Prodi di sconfiggere Silvio Berlusconi ma che non riuscì a fare altrettanto a Salerno, quando Alfonso Andria uscì sconfitto dal ballottaggio contro le quattro liste civiche progressiste di Vincenzo De Luca. Quello però fu l’unica tornata elettorale in cui la vittoria fu decisa al secondo turno. Dopo di allora ci fu sempre e solo quasi un’acclamazione.


Perché allora non provare a scardinare le vecchie abitudini a Salerno? Ora che i tempi sono cambiati e il nuovo Campo largo ha dato i suoi buoni frutti in Regione?
«Non è normale che in questi trenta anni Salerno sia stata governata in modo accentrato – tuona subito Virginia Villani, coordinatrice provinciale 5Stelle seduta al centro del tavolo – Le istituzioni pubbliche usate come fossero proprietà privata». Oppure «sottoposte ad un sistema di potere verticale» come ribatte Titti Santulli (Avs), che lancia un «patto con i salernitani»: verificare ogni sei mesi cosa non funziona in città. A partire dalla sanità, per esempio «perché ogni cittadino deve sentirsi sindaco» di modo da poter così attuare realmente un «cambio di paradigma». Da cosa?


«Da un governo autocratico» risponde Gianfranco Valiante, ex deluchiano che si dichiara stanco di «non aver mai potuto interloquire con il presidente di Regione» quando da sindaco di Baronissi doveva esporgli un problema. L’esponente di Casa Riformista, che si vocifera non disdegnare la candidatura a sindaco, getta ombre sulla gestione delle aziende partecipate: «gestite sempre dai soliti noti». E lancia un assist a Corrado Naddeo (Azione) per tirare in ballo «quel sistema torbido venuto fuori dalle intercettazioni (l’inchiesta sul “Sistema Salerno” finito con la condanna del ras delle coop Vittorio Zoccola; ndr) e l’ampliamento del porto «che serve ad arricchiere un solo costruttore».


Che farà parte forse del «cerchio magico» di cui parla Elisabetta Barone, che ha definito «terribile» la sua esperienza in consiglio comunale con «una giunta piegata al solito sistema di potere»? Quello stesso sistema da cui Gianluca De Martino (Salerno in comune) rivendica la necessità di «liberarsi» ed invita chiunque voglia liberarsene ad unirsi a loro. «Non a caso – dice – accanto a me c’è una sedia vuota».


Non sarà mica quella del Pd o dei socialisti? I grandi assenti sono proprio loro. Enrico Indelli (Noi di Centro) non usa mezzi termini: «Pd e socialisti devono uscire dall’equivoco, sennò restituiamo la città al “puparo”. Prendessero esempio da Fico che in Regione sta svolgendo una rivoluzione silenziosa in pieno stile istituzionale».


Ma la Regione non è Salerno e il Pd a Salerno non ha mai presentato il simbolo, e quasi sicuramente non lo farà neanche alle prossime amministrative. I socialisti invece potrebbero farsi vivi, ma cosa dice l’assessore Enzo Maraio che in Regione sta in maggioranza: a Salerno dove si colloca?

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