Salerno, così si aiutano i senza fissa dimora

Una badante irregolare che scopre di avere un tumore del sangue e perde il lavoro. La Caritas di don Antonio Romano la accoglie, le dà un posto dove vivere e le garantisce tutte le cure mediche necessarie.
Una donna extracomunitaria che arriva all’ambulatorio di via Vernieri con ulcere infette alle gambe. Non ha un posto dove stare, né soldi per curarsi, ma anche per lei si aprono le porte dell’accoglienza.
Questi sono solo due casi di stranieri tolti dalla strada, ma ogni lunedì all’ambulatorio STP (Stranieri Temporaneamente presenti) di via Vernieri (nella foto) la fila è lunghissima. Donne, uomini, giovani e meno giovani, tutti senza permesso di soggiorno, tutti irregolari, ma sanno che lì, nell’ambulatorio dell’Asl, possono essere visitati gratuitamente da quattro medici volontari – Anita Pastore, Luigi Greco (in pensione), Mario Rocco e Antonella Porpora – senza il rischio di essere segnalati e rimpatriati.
Al centro di via Vernieri funziona così: le tre operatrici volontarie parlano con i pazienti, li registrano e avviano l’iter per il rilascio delle tessere sanitarie temporanee (valgono sei mesi ma sono rinnovabili) che sono necessarie per avere gratuitamente le medicine di cui hanno bisogno dietro prescrizione medica rilasciata dai sanitari. All’interno dell’ambulatorio STP c’è anche il centro “Giusy” a cui si può accedere – sempre gratuitamente – per gli screening di malattie infettive.
«Ogni lunedì e giovedì – dice la dottoressa Pastore – registriamo almeno venti visite in un paio d’ore, ma se c’è qualcuno in attesa di certo non lo mandiamo via».
A una manciata di chilometri di distanza, nella zona orientale di Salerno, Mariconda-Fuorni, c’è la “Casa di Nazareth” retta da don Ciro Torre, parroco della chiesa Gesù Redentore, che da decenni offre pasti caldi a chi non ha una casa e accanto c’è un ambulatorio medico aperto tutti i lunedì pomeriggio. Prima del Covid c’erano molti specialisti (ginecologi, otorini, oculisti), oggi invece sono rimasti solo i medici di medicina generale. E qui, in periferia, non sono solo gli stranieri (senegalesi principalmente) a chiedere aiuto ma anche gli italiani. Alcuni vengono da fuori città, come una coppia di giovani – la donna aveva brutte lesioni sulle mani – o uomini del posto che hanno perso il lavoro o stanno affrontando separazioni coniugali molto costose che vanno a prendere farmaci da banco (che non possono permettersi di comprare) o perché hanno difficoltà con il medico curante che gli è stato assegnato dalla legge, che consente a chi perde la residenza di trasferirla presso il municipio o presso un indirizzo fittizio.
Quanti ne sono? «Difficile stabilirlo – afferma la dottoressa Parente – perché la maggior parte degli italiani che arrivano, improvvisamente spariscono e poi ritornato. Le unità di strada, che escono tutti i giorni, li monitorano ma ci sono casi che sfuggono al nostro controllo». Come quello di un ragazzo che ha raccontato ai medici di vivere sulla spiaggia. Ma quale spiaggia non si sa.
Le unità di strada che operano a Salerno sono cinque e battono a tappeto la città sette giorni su sette per consegnare pasti caldi ed ascoltare le esigenze dei senzatetto. Anche quelle legate ai problemi di salute, per poi indirizzarli verso i due ambulatori. Sono i volontari chiamati “angeli custodi” che, nel tempo, hanno instaurato un rapporto di fiducia con i senzatetto e che sarebbero figure fondamentali nella catena di solidarietà sociale che la proposta di legge presentata in consiglio regionale mira a realizzare in Campania.

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