Sarebbe stato un ritorno gradito perfino alla Cgil. «Con lui almeno si era riusciti ad avere un confronto», dichiara Annamaria Naddeo, sindacalista di lunga durata al Ruggi di Salerno ed ora alla guida del Tribunale del Malato.
Invece, alla domanda su quanto vero ci sia circa le indiscrezioni che circolano sulla sua eventuale rinomina a direttore generale del “Ruggi” di Salerno, Attilio Bianchi risponde con un laconico «assolutamente». E ovviamente il suo «assolutamente» sta a significare un «no» secco.
Ma chi lo conosce sa che Bianchi è un uomo di poche parole che preferisce stare lontano da diatribe o questioni politiche anche se quando queste lo tirano in ballo. Ha dribblato con nochalance le polemiche politiche che lo hanno investito quando nel 2006 l’ex governatore Stefano Caldoro lo volle alla guida del “Ruggi” e ha guidato l’azienda lungo tutta la transizione a polo universitario, guadagnandosi la stima e la fiducia dell’allora sindaco di Salerno Vincenzo De Luca: il primo ad attaccarlo – quando combatteva la sua battaglia contro il napolicentrismo – ed il primo a consacrarlo manager indiscusso dell’Istituto per i tumori Pascale di Napoli.
Nella tarda mattina di ieri, quando gli si pone la domanda su un suo eventuale ritorno a Salerno, Attilio Bianchi è in bici per le strade di Napoli e, come al solito, ci tiene a restare fuori dal totonomina.
Chi sarà dunque il successore del dimissionario Ciro Verdoliva e, soprattutto, in quattro mesi di gestione, cosa e quale ricordo ha lasciato l’ex manager napoletano che di recente è stato nominato direttore generale del Garante per le disabilità?
«Io non lo so»: è la seconda risposta secca di Attilio Bianchi, che avrebbe tutti i requisiti per tornare a Salerno sia come traghettatore verso una eventuale nomina successiva e sia come manager ufficiale a tutti gli effetti. Del resto, è più di un anno che ha lasciato la guida del Pascale. Ma Bianchi continua a smentire e chissà, forse, a mentire, ma sempre e solo per non sovrapporsi ai futuri e nuovi equilibri politici che dovranno a breve cristallizzarsi in Regione.
Su cosa ha invece lasciato Verdoliva al Ruggi, è sempre Annamaria Naddeo a ricordarlo e, anche in questo caso, le parole sono poche. Perché anche l’operato dell’ex manager è stato breve. E non solo per una questione di tempo.
«Come Tribunale del Malato – afferma la sindacalista Cgil – abbiamo chiesto un incontro con la direzione generale fin dal suo insediamento. Ma, Verdoliva è andato via e non ci ha mai ricevuto».
Neanche con i sindacati è stato possibile instaurare un tavolo di confronto per cercare di trovare una soluzione alle criticità dell’azienda «che – come ricorda la Cgil in una nota – vive da tempo difficoltà organizzative, carenze e pressioni assistenziali’. L’unico accordo che i sindacati hanno ottenuto è stato la stabilizzazione dei precari prima della fine dell’anno in corso, altrimenti non sarebbe stata più possibile e l’ospedale sarebbe andato più in affanno di com’è.
In compenso il direttore dimissionario ha nominato il “Disability manager”, quasi un segno premonitore del suo futuro o un’anticipazione delle sue programmate dimensioni.
Del “Mobility manager”, che invece aveva annunciato appena arrivato in una lettera pubblica, si è dimenticato.

