Le Fonderie Pisano restano chiuse: il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’azienda contro il provvedimento che, negando l’Autorizzazione integrata ambientale, ha comportato il blocco dell’attività produttiva. Una decisione che ha visto prevalere la necessità di privilegiare la tutela del diritto alla salute dei cittadini rispetto agli interessi dell’azienda e dei lavoratori. Anche se, a ben vedere, l’interesse dei lavoratori è stato presente nella decisione dei giudici del Consiglio di Stato: dei sei punti impugnati, uno solo è stato accolto, il terzo. Ovvero quello con cui è stata ordinata la presentazione di un piano di dismissione e ripristino ambientale, passaggio che per i giudici renderebbe irreversibile la decisione, mentre – importante ricordarlo – è ancora pendente il giudizio di merito dinanzi al Tribunale Amministrativo di Salerno.
Non è questo l’unico aspetto d’interesse contenuto all’interno dell’ordinanza emessa ieri dal Consiglio di Stato. Al punto tre i giudici sottolineano come «sul piano della tutela dell’ambiente e della salute, la situazione di incompatibilità dell’impianto con la vasta area residenziale in cui insiste, peraltro caratterizzata da elevata densità abitativa, risale quanto meno al 2006. Era, pertanto, prevedibile che, in mancanza della delocalizzazione, sebbene espressamente prevista dalla disciplina di piano, la coesistenza dell’attività produttiva, caratterizzata da elevato impatto ambientale, con le esigenze proprie della comunitàresidente, avrebbe nel tempo presentato profili di criticità crescenti (…). Le conseguenze di una inerzia protrattasi per almeno un ventennio non possono essere oggi addotte a fondamento di una situazione di grave pregiudizio per giustificarel’ulteriore prosecuzione dell’attività produttiva di rilevante impatto ambientale».
La mancata delocalizzazione, dunque, viene individuata come uno dei nodi critici dell’intera vicenda delle fonderie, unitamente ad una “inerzia ventennale”.
Naturalmente soddisfatto Lorenzo Forte, presidente dell’associazione “Salute e Vita”, animatrice della battaglia in difesa della salute dei cittadini. «Per la prima volta – dice Forte – il Consiglio di Stato afferma con chiarezza che il diritto all’ambiente e alla salute prevale sul diritto al lavoro, riconoscendo uno squilibrio che si è protratto per decenni».

