Referendum Giustizia: la campagna social tra meme ed offese

Da un lato ci sono i convegni e gli incontri pubblici dai toni (oramai) più pacati, come ha chiesto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dall’altro ci sono i social dove le regole non valgono, le apparenze non si devono mantenere e dove è facile nascondersi dietro falsi profili per spezzare il bon ton del ruolo istituzionale e pubblico che si ricopre.

Ad esempio, chi si nascondeva dietro il post con cui il deputato ed responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, veniva definito circa un mese fa “Topo Gigio”? A sentire uno degli uomini più vicini alla premier Giorgia Meloni, sembra si trattasse di un giudice del tribunale di Torre Annunziata, Emanuela Cozzitori che, dal profilo di tale Manu Cozzi (poi chiuso), avrebbe commentato un video in cui lo stesso Donzelli spiegava le sue ragioni del SI.

Si espone invece sulla pagina Fb dei Magistrati per il SI il magistrato napoletano Paolo Itri, convinto sostenitore della riforma. Itri posta il suo ultimo intervento pubblicato sul quotidiano Il Riformista ben sapendo di esporsi a una serie critiche da parte di chi propende per il NO. La discussione si limita ad un educato scambio di vedute tra chi accusa i magistrati del SI a «pesare sulle tasche dei cittadini» ed Itri che, invece, parla di meritocrazia.

La campagna referendaria sui social passa dal serio al faceto, con tratti a volte inquientanti.
Se Catello Maresca si affida alla memoria di uno dei padri costituenti più noti come Pietro Calamandrei per perorare l’importanza della separazione delle carriere, il collega Luigi Bobbio mette a dura i più incalliti scaramantici quando in uno dei suoi post più recenti scrive: «A chi voterà no e a chi non andrà a votare, auguro 10 anni da imputato, passati con l’ansia di vedere il suo giudice, non solo essere stato collega di studio e di concorso del pm, ma darsi il tu mentre vanno a prendere il caffè sottobraccio».

Ci pensa Francesca Tritto (consigliera della Corte d’Appello di Salerno e sostenitrice del NO) ad alleggerire gli slogan della campagna referendaria con uno dei meme che circola di più sul web: la Meloni durante una seduta psichiatrica. L’umorismo però viene cancellato dall’ex procuratore capo di Nocera Inferiore, Antonio Centore, che pubblica una foto della strage di Capaci per scongiurare la vittoria del SI.

Per fortuna che esistono i meme, che non possono non riportare in vita Silvio Berlusconi in veste di santo o un padre qualunque che punisce il figlio ricordardogli che non si trova al Csm.

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