Processo Alfieri, Gargiulo (Dia): “Legami molto stretti con Squecco”

Il patto corruttivo c’è stato o non c’è stato? E’ questa la domanda a cui il processo sul presunto voto di scambio politico-mafioso a carico di Franco Alfieri dovrà dare una risposta.

Ieri mattina, nell’aula della prima sezione penale del Tribunale di Salerno, il dibattimento è entrato nel vivo con il primo teste dell’accusa: il tenente colonnello della Direzione investigativa antimafia Fabio Gargiulo, che ha illustrato i passaggi fondamentali dell’informativa volta a dimostrare che tra politico ed imprenditore ci fossero rapporti talmente stretti da far ritenere ai pm Elena Guarino e Carlo Rinaldi che nel 2019 l’ex presidente della Provincia di Salerno fu eletto sindaco di Capaccio soprattutto grazie ai voti di Roberto Squecco, pregiudicato e patron delle ambulanze che la sera della vittoria di Alfieri parteciparono a suon di clacson ai festeggiamenti.

«Solo supposizioni», ha cercato di dimostrare nel contro interrogatorio uno degli avvocati di Alfieri, Domenicoantonio D’Alessandro (che con il professore Agostino De Caro difende l’ex sindaco).

La sostituta antimafia ha contrattaccato annunciando il deposito di un’integrazione dell’informativa. Piccole annotazioni sfuggite in un primo momento, ha chiarito, ma ritenute interessanti dal punto di vista investigativo.

«Abbiamo prestato il consenso all’acquisizione del documento, limitatamente alle parti considerate ammissibili», ha detto l’avvocato D’Alessandro.
Intanto i pm hanno dato parere favorevole all’attenuazione dell’obbligo di dimora per il vigile urbano sospeso Antonio Bernardi.

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