Chi lo conosce sa bene che, in altre circostanze, sarebbe andato fino in fondo per perorare le sue ragioni. Invece, i tempi sono cambiati e la fine del suo secondo mandato a Palazzo Santa Lucia lo porta inesorabilmente a fare dietrofront su un progetto che aveva messo in moto da tre anni e che avrebbe voluto accelerare onde evitare di sottostare alle nuove regole dell’Arera che avrebbero stravolto il suo lavoro.
Alla fine Vincenzo De Luca ha alzato bandiera bianca sulla costituzione della società pubblico-privata che avrebbe dovuto gestire il sistema acquedottistico regionale della Grande Adduzione Primaria di interesse regionale.
Complice l’ordinanza del Tar Campania, che lo scorso 9 dicembre (su ricorso del gestore attuale “Acqua Campania spa”) ha sospeso la gara bandita dall’ex giunta per cercare il partner privato della nuova società Grandi Reti Idriche Campania, nefasta la coincidenza temporale del provvedimento dei giudici amministrativi (che è giunto proprio il giorno dell’insediamento ufficiale del suo successore Roberto Fico), la giunta De Luca – tra i suoi ultimi atti – affida al responsabile unico del procedimento un’istruttoria sugli ultimi provvedimenti in materia e, il 15 dicembre scorso, molla la presa sul progetto di privatizzazione della gestione dell’acqua.
Il provvedimento di sospendere la gara – che, secondo i vecchi piani, sarebbe stata aggiudicata il prossimo 3 febbraio – è stato già inviato a tutti gli interessati: all’Ente Idrico Campano, alla segreteria di giunta, all’assessore all’ambiente pro-tempore (cioè l’ex vicepresidente Fulvio Bonavitacola) ed anche all’ufficio di Gabinetto del nuovo governatore.
Vero è che quella del Tar è solo una sospensiva e che il merito della questione sarà deciso nell’udienza fissata il prossimo 16 marzo ma, in altri tempi e in altre circostanza, Vincenzo De Luca avrebbe dato mandato all’Avvocatura regionale di opporsi anche alla sospensiva. Sarebbe arrivato, come si suol dire, fino in Cassazione – anche se in questo caso il giudizio definitivo spetta al Consiglio di Stato – pur di ottenere piena legittimazione del proprio lavoro.
Invece, sulla privatizzazione dell’acqua stavolta il passo indietro è stato obbligatorio. A meno che non sarà l’udienza di merito a dargli ragione. E, a quel punto, la partita potrebbe anche chiudersi così come è stata aperta dall’ex presidente.

