Pista ciclabile, la più lunga e meno utilizzata d’Europa

Matteo va in bicicletta da più di venti anni. Le due ruote sono la sua passione e, quando finisce di macinare chilometri, si ferma al bar che si trova allo svincolo del Campolongo Hospital (Eboli) per prendere un caffè e scambiare qualche chiacchiera con gli amici.
«La pista ciclabile? – ride quando gliela si nomina – dov’è? Io non l’ho mai utilizzata».
«Le vere piste ciclabili sono in Lombardia», gli fa eco un suo amico che le conosce bene da quando suo figlio studia a Milano.
«Pure a Padula ce n’è una molto bella, ma nessuno la conosce», tuona l’altro amico di bar.
Effettivamente l’inaugurazione in pompa magna del 2006 per la pista ciclabile annunciata come la più lunga d’Europa, perché avrebbe collegato la litoranea di Salerno a quella di Paestum, è impressa ancora nella memoria di tutti. Anche dei tre amici al bar di Campolongo. Arrivò l’allora governatore Antonio Bassolino, che ci aveva investito 12 milioni di euro dei vecchi fondi europei, il presidente della Provincia di Salerno dell’epoca, Alfonso Andria, che fu il padre del progetto e perfino l’arcivescovo del tempo Gerardo Pierro, sempre molto vicino alle istituzioni e alla politica.
Ma Matteo, come tanti altri appassionati di bike, su quella pista non ha mai poggiato le ruote. Nè allora nè oggi, che a distanza di venti anni, sembra quasi non si stata mai realizzata. L’erba alta che cresce ai lati della staccionata di delimitazione ne copre il manto. Parlare di manto, inoltre, sembra quasi un’esagerazione perché ci sono solo fossi, avvallamenti e pietruzze capaci di bucare anche i pneumatici di un’automobile.
Lungo il tratto che conduce da Battipaglia ad Eboli, della staccionata non è rimasto neanche più il ricordo: completamente sradicata. Qualcuno ieri mattina provava a fare jogging, ma sembrava più un saltatore ad ostacoli che un corridore e se continuava a correre lungo la strada serrata – perché così si è ridotta la pista ciclabile – era solo per evitare di essere investito dalle auto in corsa. Che, a questo punto, non sanno se dribblare i ciclisti che pedalano lungo la carreggiata o gli altri automobilisti che provengono dal senso opposto di marcia.
Non è utilizzata neanche più dalle prostitute che, tempo addietro, visto il mancato utilizzo, l’avevano scelta come “postazione di lavoro”. Adesso che l’estate è finita occupano tranquillamente gli spazi di accesso agli stabilimenti balneari chiusi.
Perfino la segnaletica ha sbiadito il suo colore e delle biciclette si intravede solo il disegno.

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