Perché solo ora si scoprono le criticità del Centro Trapianti del Monaldi?

Da sempre considerato uno dei centri di eccellenza della sanità italiana, come è stato possibile allora che solo dopo la morte di Domenico Caliendo è venuto fuori un «quadro di criticità più grave di quello emerso in precedenza» che ha costretto il presidente della Regione Roberto Fico a sospendere le attività del Monaldi e ad avocare agli uffici regionali il Centro trapianti?

Può una situazione degenerare nel giro di pochi mesi? Oppure, come ha ribadito Fico, i «significativi ritardi nelle comunicazioni alle autorità sanitarie regionali e nazionali» sarebbero serviti a coprirne le falle?

Per ricostruire questa storia bisogna tornare a luglio del 2018 quando l’allora ministro della Salute Giulia Grillo (M5S) visita il Centro Trapianti Regionale del Monaldi ed incontra le mamme dei bambini trapiantati che avevano già denunciato carenze organizzative ed un clima poco collaborativo tra chirurghi pediatrici e quelli per adulti, oltre ad un tasso di sopravvivenza basso. Una settimana dopo l’incontro, al Monaldi arriveranno gli ispettori ministeriali.

Qualche mese prima (a marzo) la direzione dell’azienda dei Colli, per superare le carenze organizzative ed evitare una seconda sospensione (dopo quella del 2016), aveva suddiviso l’assistenza per i pazienti pediatrici trapiantati (o in attesa) in due fasce d’eta e due reparti: da 1 a 10 anni affidati al centro cardiochirurgico pediatrico diretto da Guido Oppido, mentre per i pazienti da 11 a 18 anni fu delegato Andrea Petraio (del centro per adulti diretto da Ciro Maiello).

Cosa venne fuori da quella ispezione? Nulla forse, visto che a marzo 2019 l’ex giunta De Luca rinnova l’autorizzazione al programma regionale trapianti cuore adulti e pediatrico «in quanto soddisfa i requisiti stabiliti in sede di Conferenza permanente Stato regioni». Sarà la stessa Regione a fornire i dati al Ministero nel 2023, dopo l’interrogazione presentata da Imma Vietri (Fdi), al ministro Schillaci sulla «mancanza di rinnovo dell’autorizzazione regionale, risalente al 2019».
I dati trasmessi dalla Regione sono quelli però che ha ricevuto dall’azienda dei Colli e che mostrano una situazione diversa da quella denunciata dalle mamme dei piccoli pazienti pediatrici.

Al di là del rebus delle autorizzazioni, emerso dalla più recente interrogazione del consigliere Gennaro Saiello, sono i dati relativi ai numeri dei trapianti effettuati che mostrano come dal 2018 in poi l’attività del Centro Trapianti di Cuore del Monaldi sia andata in sofferenza.

Se dal 2000 al 2018, al Monaldi – secondo i dati del Centro nazionale Trapianti – sono stati eseguiti 497 trapianti di cuore (circa 28 all’anno) «con percentuali di aggiornamento dei “follow up” dei pazienti trapiantati molto soddisfacenti», con «la mortalità in lista d’attesa ed i tempi di attesa per il trapianto inferiori alla media nazionale» e con «percentuali di soddisfacimento dei pazienti in lista d’attesa e di sopravvivenza dei pazienti trapiantati in linea con la media nazionale», nei quattro anni successivi (2019-2022) i trapianti eseguiti scendono a 75 (circa 18 all’anno), di cui quattro su bambini in età pediatrica. Perché questo calo? «Il dato – risponde il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato – appare condizionato dalla disponibilità di donatori della regione».

Ma nella risposta emerge anche che a maggio 2023 il Centro regionale Trapianti non ha ancora ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione e l’Iss lo sa tanto da sottolineare che la struttura «continua legittimamente ad operare nell’ambito delle attività per le quali è già titolare di autorizzazione e accreditamento». Infatti, per il rinnovo dell’autorizzazione biennale, si attendono gli esiti degli «obblighi di verifica da parte della regione e gli obblighi per la struttura ospedaliera di mantenere gli standard di attività e di risultato».

Questo accadeva solo tre anni prima della morte del piccolo Domenico. Chi ha verificato gli standard del Monaldi fino al trapianto di Domenico, non si è accorto delle criticità?

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