Omicidio Vassallo, i rapporti tra carabinieri e “pentiti”

Se – come dice la Fondazione Vassallo in una segnalazione inviata al ministro Piantedosi – tra i supporters del colonnello Fabio Cagnazzo, in presidio venerdì scorso davanti alla Cittadella Giudiziaria, c’erano anche dei carabinieri, vero è che altri militari dell’Arma compaiono nei verbali di indagine della procura di Salerno sull’omicidio di Angelo Vassallo.
Di alcuni si conosce che destino hanno avuto, di altri non si sa ufficialmente nulla. Dato certo è che i loro nomi escono fuori dagli interrogatori dei collaboratori di giustizia, che raccontano di favori avuti dai militari in cambio di arresti eccellenti. Come di Alessandro Acunzo, in servizio alla caserma di Torre Annunziata e congedato dall’Arma con disonore, perchè a processo per aver favorito gli affari dei clan. Il suo nome viene tirato in ballo da Francesco Casillo. Boss di Boscoreale detto “a’ Vurzella”, mandante dell’omicidio di Liberato Ascione del clan Limelli e trafficante di cocaina, prima cominciare a collaborare con la giustizia a luglio 2011, cinque anni dopo, sentito dai pm salernitani, racconta che nel 2009 era stato ad Acciaroli con la barca che «mi fece prendere Sandro Acunzo». L’ex appuntato, a luglio 2023, è stato assolto in primo grado ma la procura ha fatto appello.
Romolo Ridosso, invece, l’otto giugno 2017, menziona un altro carabiniere come colui «che sta dietro l’operazione dei “Cambio Oro”, che avrebbe arricchito i fratelli Maurelli e Raffaele Imperiale, l’ex boss di Castellammare di Stabia che possedeva due quadri di Van Gogh. Ridosso riconobbe il carabiniere, perché era nella squadra dei militari che lo arrestò nella sua casa di Lettere, dopo la denuncia per stalking della sua ex compagna Antonella Mosca.
Il carabiniere in questione, in servizio presso la caserma di Scafati, avrebbe anche promesso quantitativi di droga a Eliodoro Santonicola, cugino di Giuseppe Cipriano (accusato di concorso nell’omicidio Vassallo), in cambio di soffiate su cocaina e pistole detenute dal suo compare di matrimonio, Alfonso Perillo. È Santonicola a riferire agli inquirenti il 18 novembre 2016 che «dalla caserma di Scafati usciva droga in cambio di collaborazione per arresti». L’aiuto sarebbe stato chiesto anche per l’arresto del latitante Francesco Matrone, il boss “Franco ‘a belva” di Scafati catturato ad Acerno nel 2012 e morto due anni fa.
Fabio Cagnazzo, invece, insieme ai colleghi di Castel di Cisterna, arrestò Mauro Passarelli (latitante), genero di Felice ‘o cantiniere di Sant’Anastasia, proprio a casa sua. «Io non sono stato nè arrestato – dice ai pm – né mi hanno sequestrato un’arma nascosta sotto la bombola del gas». Il colonnello, adesso imputato per omicidio, nel 2008 volle conoscere anche il boss Francesco Casillo, con cui aveva un’amicizia in comune: uno dei fratelli Palladino, proprietari di locali notturni ad Acciaroli ed indagati per spaccio di stupefacenti nella costola dell’inchiesta sull’omicidio del sindaco. L’anno successivo, racconta Casillo, si incontrarono di nuovo ad Acciaroli e, qualche mese dopo a Castel di Cisterna. «Mi mandò a prenderee mi disse che gli interessava il latitante Umberto Onda, il super boss ergastolano del clan Gionta – riferisce – e che se volevo diventare un vero collaboratore di giustizia dovevo collaborare nella cattura». Onda fu catturato dieci anni dopo, mentre scendeva dal traghetto di ritorno da Corfù.
Ma chi sono gli altri carabinieri che Raffaele Maurelli, il presunto organizzatore del traffico di droga via mare ad Acciaroli, dice – ai pm il 28 luglio 2018 – di aver visto spesso al distributore di benzina di Lazzaro Cioffi?

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