Omicidio Vassallo c’è l’ennesimo rinvio

SALERNO – La richiesta di un rinvio era già nell’aria. L’ultima sentenza della Cassazione, che a metà dicembre, ha fatto vacillare i gravi indizi di colpevolezza sul coinvolgimento di Fabio Cagnazzo nell’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, pesa come un macigno sul prosieguo del procedimento ancora fermo alla fase dell’udienza preliminare.

Le motivazioni della Corte Suprema, che non sono state ancora depositate, sono fondamentali per i difensori del colonnello dei carabinieri (reintegrato in servizio anche dal Tar Lazio), Agostino De Caro e Ilaria Criscuolo e sulla linea difensiva da adottare.


«Cagnazzo rientra al lavoro – ha detto l‘avvocato Ilaria Criscuolo – e questo sicuramente è importante sotto molti profili per lui e per quello che noi riteniamo essere giusto. Tornerà al lavoro e affronteremo meglio in questo modo la battaglia che comunque ci aspetta».


Ma ieri mattina, ci ha pensato Lazzaro Cioffi, l’ex brigadiere imputato con Cagnazzo, Giuseppe Cipriano e Romolo Ridosso, a sbaragliare le carte di un procedimento che il gup Giuseppe Rossi era pronto a chiudere.


Cioffi, che ieri era presente in aula, ha nominato il nuovo difensore, l’avvocato Saverio Campana che affiancherà Giuseppe Stellato. Il mandato gli è stato conferito da poco, dunque Campana ha chiesto al gup di rinviare l’udienza per poter studiare gli atti.


Rinvio accordato (lo prevede il codice di procedura penale), udienza rinviata al 27 marzo prossimo e delusione dei fratelli di Angelo Vassallo, ma anche del figlio Antonio e della moglie Angelina.


«Ogni volta emergono nuove manfrine: sostituzioni dell’ultimo minuto, cavilli procedurali, articoli del codice richiamati in modo strumentale – ha dichiarato Dario Vassallo -. Qui non si sta processando una persona: si sta processando un sistema che per quindici anni non ha protetto un sindaco onesto e oggi rischia di farlo morire una seconda volta. L’imputazione è chiara e grave: concorso in omicidio con metodo mafioso. Angelo Vassallo è stato ucciso. Tutto il resto sono alibi e distrazioni che rischiano di distogliere il Paese dal cuore del processo. Gli atti di indagine parlano chiaro. Speriamo che li abbiano letti tutti. Anche il pm».


Sconforto anche nelle parole di Antonio Vassallo, presente a tutte le udienze.
«Non siamo contentissimi però confidiamo ancora nei confronti della giustizia e speriamo che quanto prima possibile arriviamo a questo benedetto processo per fare le domande giuste a queste persone», ha detto il figlio di Angelo prima di lasciare la Cittadella Giudiziaria.

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