Omicidio Vassallo: “Cagnazzo prosciolto e Cioffi a giudizio, perchè?”

«Mi sento di poter dare la mano a Salvatore Borsellino». È in questa dichiarazione di Dario Vassallo che si annidano tutte le perplessità sollevate già da suo fratello Massimo qualche minuto dopo la sentenza del gup di Salerno che ha prosciolto il colonnello Fabio Cagnazzo dall’accusa di concorso in omidicio per l’assassino di Angelo.

«Non riesco a capire come sia stato possibile – aggiunge Dario – Dopo quindici anni di indagini, in cui si ritiene che Cagnazzo e Cioffi sono la stessa cosa, che abbiano operato insieme, adesso dopo tanti anni, Cagnazzo viene prosciolto e Cioffi viene rinviato a giudizio. Mi sembra assurdo. Come è possibile?».

È la stessa domanda che, dall’altro lato della vicenda processuale, si è posto anche uno dei due difensori dell’ex brigadiere Lazzaro Cioffi.
L’avvocato Saverio Campana, tuttavia, essendo del mestiere, una risposta è riuscita a darsela.
La Corte di Cassazione, a differenza di quanto statuito su Cagnazzo e sui gravi indizi di colpevolezza, ha ritenuto invece inammissibile il ricorso presentato dai legali di Cioffi «ma non perché ha ritenuto infondate le tesi difensive – spiega il penalista – ma per carenza di interesse». Cioè per un vizio che attiene di più alla procedura che alla sostanza. «Ci prepariamo ad un processo – aggiunge l’avvocato Campana – confidando nell’innocenza di Cioffi e nella sua completa estraneità ai fatti, dal momento che il suo alibi non è stato mai smontato».

La decisione su Cagnazzo però sarà il nodo principale della strategia difensiva. Perché se è vero che il tenente colonnello è uscito dal processo, è innegabile che il suo nome risuonerà spesso nell’aula della Corte d’Assise di Salerno durante il dibattimento. Inoltre la sentenza di proscioglimento rischia di condizionare molto l’esito del procedimento, dal momento che ha smantellato buona parte dell’impianto accusatorio. Quella cioè legata al traffico di droga che, per la procura di Salerno, è considerata il movente principale dell’omicidio del sindaco di Pollica.

Se Cagnazzo non ha depistato le indagini per “coprire” i presunti organizzatori del traffico di stupefacenti, Cioffi compreso (insieme a Giovanni Cafiero, che risponde solo di questa accusa), allora potrebbe vacillare anche la prova dell’esistenza dell’attività illegale commessa dagli imputati?
Il movente quindi sarebbe da ricercare altrove? E dove? Nelle autorizzazioni che Angelo Vassallo avrebbe rifiutato all’imprenditore dei cinema Giuseppe Cipriano, come ha rivelato Romolo Ridosso nell’ultimo interrogatorio?

Ma, anche sulle ichiarazioni dell’ex collaboratore di giustizia, ci sono dubbi. Del resto è stata la stessa Cassazione a ritenerlo inattendibile e a orientare il gup a prosciogliere Cagnazzo.
Dov’è la verità in questa storia? Il processo riuscirà a stabilirla? Il verdetto su Ridosso è atteso a fine maggio, perché ha scelto l’abbreviato. Il processo madre comincerà a luglio ma la famiglia Vassallo non si fermerà.
«Andremo fino alla Corte europea», promette Dario.

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