«Chiuderemo la questione molto presto. Ci stiamo avvicinando»: così una fonte pachistana impegnata nella mediazione tra Stati Uniti ed Iran ha commentato gli ultimi sviluppi della trattativa diplomatica in corso, confermando quanto anticipato nella giornata di ieri dal portale d’informazione statunitense Axios.
Base della possibile intesa – stando alle indiscrezioni di queste ultime ore – sarebbe il documento in quattordici punti elaborato dagli iraniani e trasmesso, via Pakistan, agli Stati Uniti. Ad aprire uno spiraglio in vista di un possibile accordo l’apertura, contenuta nell’ultimo documento messo a punto dagli iraniani, ad una discussione sul dossier nucleare: Teheran ha messo sul tavolo della discussione una moratoria di quindici anni sull’arricchimento dell’uranio, pur riservandosi il diritto di sviluppare un proprio progetto per l’uso civile dell’energia atomica.
Ad alimentare un clima di ottimismo per la possibile conclusione del conflitto scoppiato lo scorso 28 febbraio anche le dichiarazioni di Trump che, in un post sui social, ha detto che la guerra potrebbe finire se «l’Iran accetta di fare quanto concordato». Sollecitato dai giornalisti in merito ad una possibile ripresa dei colloqui diretti tra le delegazioni statunitense ed iraniana, l’inquilino della Casa Bianca ha sottolineato che «è troppo presto» per immaginare una simile evoluzione. Scenario che confermerebbe la centralità del Pakistan, Paese impegnato da settimane nello sforzo di mediazione tra le parti.
Da Teheran una nota si limita a sottolineare che «La proposta statunitense è ancora al vaglio dell’Iran e, una volta giunti a conclusione, l’Iran comunicherà il proprio punto di vista alla parte pakistana», confermando di fatto il progredire della trattativa diplomatica in corso.
Intanto c’è da registrare la decisione della Casa Bianca di sospendere – dopo solo due giorni dalla sua attivazione – l’operazione “Project Freedom”, come è stata battezzata la missione affidata alla marina statunitense tesa a garantire il libero transito del traffico commerciale attraverso lo stretto di Hormuz. Missione che ha provocato l’immediato irrigidimento degli iraniani, seguito dalla ripresa degli attacchi contro petroliere e navi cargo impegnate nel tentativo di forzare il blocco dello stretto: in meno di 48 ore almeno tre navi – una petroliera emiratina e due navi una sudcoreana e l’altra francese – colpite da missili e droni lanciati dai Pasdaran.
Dagli stessi Guardiani della Rivoluzione è arrivata, nel pomeriggio di ieri, un’apertura verso il superamento delle limitazioni al traffico marittimo: «Con le minacce dell’aggressore neutralizzate – si legge in una nota – ed i nuovi protocolli in vigore sarà garantito il transito sicuro e stabile dello Stretto di Hormuz». Dai Pasdaran è arrivato anche un ringraziamento a «comandanti e armatori che operano nel Golfo Persico e nel Golfo dell’Oman per aver rispettato le norme iraniane relative allo Stretto di Hormuz e per aver contribuito alla sicurezza marittima nella regione».
Un modo “cortese” per sottolineare come l’Iran intenda imporre nuove regole, anche in futuro, per il transito attraverso lo stretto di Hormuz.

