Nuovi dazi USA contro 60 Paesi. La Cina avverte: «Le guerre commerciali non favoriscono nessuno»

WASHINGTON – Sono entrati ufficialmente in vigore i nuovi dazi statunitensi contro oltre 60 Paesi, con tariffe comprese tra il 10% e il 12,5%. La misura, varata dall’amministrazione Trump, rientra in un pacchetto più ampio di interventi che punta a contrastare il presunto lavoro forzato nelle filiere globali. Una scelta che rischia di riaccendere tensioni commerciali già molto elevate. La Cina è la prima a reagire con fermezza. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha dichiarato: «Ci opponiamo a tutte le forme di misure tariffarie unilaterali», avvertendo che «le guerre tariffarie e le guerre commerciali non sono nell’interesse di nessuna delle parti». Parole che confermano la preoccupazione di Pechino per un possibile irrigidimento dei rapporti con Washington. L’Unione Europea mantiene una posizione più prudente: «L’Ue prende atto delle misure», sottolineando però che il fatto che siano «in linea con gli impegni tariffari degli Stati Uniti concordati nell’ambito della dichiarazione congiunta» è un elemento positivo. Bruxelles si aspetta che Washington rispetti pienamente gli accordi e monitorerà gli effetti delle nuove tariffe sulle catene di approvvigionamento europee. Le tariffe introdotte oggi rappresentano un ulteriore tassello della strategia economica dell’amministrazione Trump, che negli ultimi mesi ha intensificato la pressione su partner commerciali considerati “non allineati” agli standard americani. L’obiettivo dichiarato è colpire pratiche ritenute scorrette, ma il rischio è quello di alimentare nuove frizioni globali in un contesto già segnato da instabilità geopolitica. Le reazioni internazionali delle prossime settimane saranno decisive per capire se questa mossa aprirà un nuovo ciclo di contro-dazi, o se i partner sceglieranno la via del dialogo.

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