Morte di Domenico, i legali di Oppido: “Nessun falso”

«Come sto? Mettetevi nei miei panni». Ieri mattina Guido Oppido è arrivato a Palazzo di Giustizia alle 11.15, in largo anticipo rispetto all’orario fissato dal gip Mariano Sorrentino che dovrà interrogarlo prima di decidere se accogliere la richiesta di misura interdittiva avanzata dalla procura di Napoli, che lo accusa anche di aver falsificato la cartella clinica di Domenico, oltre che di omicidio colposo.

C’è una discrepanza di venti minuti da quanto riportato nella cartella clinica e quanto emerso dalle indagini del pm Giuseppe Tittaferrante sull’ora esatta in cui sarebbe cominciato l’espianto.
Ma Oppido, accompagnato da suoi difensori di fiducia, Alfredo Sorge e Vittorio Manes, ha intenzione di rispondere a tutte le domande e così farà, anche se l’attesa è lunga e l’interrogatorio lo sarà ancora di più. Inoltre prima di lui tocca ad Emma Bergonzoni.

La difesa di Oppido
Il primario ed i difensori hanno consegnato materiale video e fotografico agli inquirenti per dimostrare la veridicità della cartella clinica. In particolare c’è un video che proverebbe che l’intervento è iniziato contestualmente all’arrivo da Bolzano del cuore da trapiantare. Cioè alle 14.30, come registrato nella cartella clinica e non invece alle 14.02, quando – secondo le testimonianze raccolte dai Nas di Napoli – sarebbe cominciata la circolazione extracorporea riportata sia nella cartella cec che in quella anestesiologica.
Nel video si vedrebbe il cuore nativo di Domenico ancora pulsante alle 14.34, a dimostrazione che l’espianto sarebbe avvenuto pochi minuti prima. Poi ci sarebbe una foto che ritrae il box proveniente dall’ospedale di Bolzano presente in sala operatoria già alle 14.26. Cioè otto minuti prima di quanto dichiarato dai testimoni sentiti dalla procura.
«La ricostruzione dei fatti che ha sempre sostenuto il dottor Oppido è di aver atteso che l’equipe che ha effettuato l’espianto del cuore da trapiantare arrivasse nei pressi dell’ospedale Monaldi per attivare la circolazione extracorporea e di aver atteso che il box con l’organo del donatore fosse in sala operatoria prima di dare avvio all’operazione di cardiochirurgia. Questa ricostruzione, a nostro avviso, risulta convalidata dagli elementi, dalle prove documentali storiche che sono state portate all’attenzione del giudice», dichiara l’avvocato Sorge.

La difesa di Bergonzoni
La cardiochirurga parla per più di due ore. Il suo interrogatorio termina verso le 13.30 e anche la collaboratrice di Oppido risponde a tutte le domande.
«È stato un interrogatorio articolato, svoltosi in un clima di grandissima serenità, con moltissime domande del giudice, ulteriori domande dell’ufficio di procura, richieste di precisazioni e domande anche da parte di noi della difesa – spiega l’avvocato Vincenzo Maiello -. La dottoressa Bergonzoni ha risposto con sofferenza emotiva, ma grande capacità di ricostruire con lucidità la sequenza, anche nei particolari, di tutto quello che è accaduto. Riteniamo che siano molti i profili che facciano dubitare della sequenza ricostruita alla luce delle dichiarazioni di quanti sono stati finora sentiti a sommarie informazioni», conclude il difensore che ribadisce con convinzione la circostanza che «la cartella clinica abbia un contenuto di verità e non di falsità ideologica».

La difesa dei Caliendo
Prima della lunga giornata di interrogatori, il legale della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, ha ripetuto nuovamente che andrebbe cambiato il capo di imputazione nei confronti del primario da omicidio colposo a volontario «perché – spiega – un buco di venti minuti è un’eternità che ha posto Domenico nella condizione di non poter subire un secondo trapianto portandolo alla morte».
Intanto, dopo lo scontro sulla richiesta di risarcimento danni da tre milioni, il 9 aprile ci sarà un incontro con i vertici dell’azienda dei Colli, mentre stamattina al Monaldi sarà piantato un ulivo per commemorare Domenico, ma la famiglia Caliendo ha annunciato che non sarà presente.

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