Come ha fatto l’ospedale Monaldi ad operare senza aver mai avuto le dovute autorizzazioni regionali? Grazie alla proroga di una autorizzazione scaduta nel 2021, basata però – quanto pare – dall’assenza di controlli sui requisiti necessari per avere l’autorizzazione. Assenza che già quattro anni fa è stata oggetto di una serie di interrogazioni che tirano in ballo anche il Comune di Napoli e che, in una occasione non hanno mai avuto risposta.
È il 21 maggio 2024, Gennaro Saiello (M5S; nella foto) interroga l’allora presidente della Regione, Vincenzo De Luca (che ha tenuto per sè la delega alla sanità) sulla «Sicurezza delle cure offerte dal Centro Trapianti di cuore dell’Ospedale Monaldi di Napoli», visto che tre anni prima la giunta regionale aveva stanziato 3,4 milioni nel capitolo di spesa sanitaria dedicato all’attività trapianti.
Nell’ospedale erano in corso lavori di ristrutturazione e alcuni cittadini, a marzo 2024, avevano chiesto al Comune di Napoli chiarimenti sulla «presenza di specifica documentazione per la sussistenza di requisiti minimi per l’autorizzazione sanitaria» ai fini appunto della realizzazione del reparto unico trapianti (al quarto piano) e dello spostamento dei pazienti pediatrici dalla cardiochirurgia pediatrica (al terzo piano ma interessata dai lavori) nel reparto dedicato agli adulti.
L’ufficio di Palazzo San Giacomo, che allora si chiamava “Ambiente e Sanità” aveva risposto ai cittadini che nel 2002 il rappresentante legale del Monaldi avesse inoltrato domanda per il rilascio di «nuova autorizzazione all’esercizio della struttura sanitaria e/o socio sanitaria» e che l’ufficio comunale aveva inoltrato l’istanza al Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Napoli 1 Centro per l’accertamento del possesso dei requisiti minimi e che «agli atti d’ufficio, all’attualità, non risulta ulteriore documentazione inerente l’Azienda Ospedaliera “V. Monaldi”. Dunque a marzo 2024 il Comune di Napoli non sapeva più nulla della pratica – che del resto era vecchia di 22 anni.
Inoltre, nella sua interrogazione Saiello denunciava che l’istanza presentata nel 2002 dall’azienda ospedaliera «non comprendeva la Cardiochirugia pediatrica ma solo quella adulti essendo oltretutto previsto nel piano ospedaliero».
A questa interrogazione Gennaro Saiello non ha mai ricevuto risposta.
Tuttavia il centro trapianti del Monaldi ha continuato ad operare e a lavorare tenendo nello stesso reparto di bambini ed adulti, come ha denunciato per l’ennesima volta un mese fa anche Federconsumatori dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo.
Da due giorni il presidente della Regione Roberto Fico ha riattivato il servizio ispetttivo regionale a cui ha dato mandato di effettuare un’ispezione straordinaria sull’azienda ospedaliera dei Colli, ha sospeso il programma di trapianto cardiaco pediatrico «fino a quando non saranno integralmente ricostituite le condizioni di sicurezza necessarie» e ha trasferito il Centro Regionale Trapianti presso la Regione, annunciando la riorganizzazione della rete trapianti.
«Protocolli di trasporto e conservazione degli organi non aggiornati, mancato utilizzo di dispositivi di conservazione disponibili in Azienda, formazione del personale inadeguata, un clima relazionale interno gravemente deteriorato e preesistente all’evento del 23 dicembre 2025, significativi ritardi nelle comunicazioni alle autorità sanitarie regionali e nazionali»: «il quadro di criticità più grave di quanto inizialmente emerso» dalle ispezioni. Di cui nessuno si era accorto prima?

